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domenica 2 gennaio 2011

Tron Legacy (Joseph Kosinski, 2010)


Non è semplice trovare un modo per cominciare a parlare di Tron Legacy, perciò proviamo a partire da dove tutto è cominciato: il primo Tron esce nel 1982, ed è la rivoluzione sotto diversi punti di vista, con i suoi effetti speciali (assolutamente all'avanguardia per l'epoca, essendo anche il primo film Disney girato in computer grafica) e il suo stile cyberpunk, ma soprattutto per il suo proposito di sviscerare le possibilità offerte, nell'ambito visivo ma anche in quello della sceneggiatura, dalla realtà virtuale. Di fatto, all'epoca di Tron ci si poteva solo immaginare quale sarebbe stata l'influenza dell'informatica nella vita degli esseri umani nei successivi venti-trent'anni; proprio per questo, il film tende ancora a dividere marcatamente la realtà virtuale da quella umana, sensibile, con dei continui dentro-fuori che mettono in contrapposizione i due mondi, quasi a sottolineare la confindenza che ancora si aveva, inevitabilmente, verso le macchine che cominciavano appena a prendere piede. Tron Legacy riparte anche e soprattutto da qui: decenni dopo gli avvenimenti del primo Tron, i computer sono entrati a far parte della vita di tutti (certo che è difficile raccontare Tron senza spoilerare niente), e questo favorisce il mantenimento di una sorta di dittatura, solo molto più sottile e meglio mascherata. Qui sta la grande importanza politica di tutta l'operazione, una critica non certo nuova ma comunque pesante al mondo dell'informatica (passato e attuale) e un'osservazione meno ovvia ai sostenitori del libero file sharing senza frontiere, attraverso un'ipotesi su cosa potrebbe succedere nel caso la condivisione di informazioni fosse possibile in ogni modo, in ogni momento. Ma tornando a un possibile parallelo tra il vecchio e il nuovo Tron, troviamo che la "diffidenza" manifestata nell'82 è, per forza di cose, scomparsa, per lasciare invece posto a una compenetrazione notevole con il nostro mondo umano, a indicarci che le macchine non sono il male, ma dentro di loro possono nascondere una minaccia tanto quanto una soluzione.
Come opera cinematografica indipendente, Tron Legacy non rivoluziona il cinema di genere come forse era legittimo aspettarsi, ma si colloca senza timore tra i migliori film di fantascienza degli ultimi dieci anni, secondo forse solo a Matrix. I suoi maggiori punti di forza sono la capacità di essere il film giusto nel momento giusto, in grado di ravvivare lo stagnante mondo Sci-Fi, e l'unicità come esperimento audio-visivo: infatti, l'esperienza di Tron Legacy non è paragonabile a nessun'altra vista in precedenza, tale è l'immersione nel mondo cibernetico grazie al comparto degli effetti speciale e alla chiacchieratissima colonna sonora dei Daft Punk, che hanno chiaramente preso parte anche a tutta la lavorazione sonora al fine di rendere l'audio un tutt'uno avvolgente, uno strumento in grado quanto il video di favorire l'immersione tridimensionale. Nel prendersi il posto che si merita, il film è quasi consapevole della propria importanza assunta fin da subito come ultimo baluardo di un genere morente, e infatti gli omaggi ai vecchi capolavori (da 2001: Odissea Nello Spazio fino a Matrix, passando per Blade Runner) che hanno tenuto alto lo stendardo nei decenni precedenti. Non si può quindi che rimanere sorpresi davanti a questo gioiello confezionato dall'esordiente Joseph Kosinski, ex pupillo di David Fincher che aveva all'attivo solo spot pubblicitari, e da un cast di tutto rispetto, a partire dall'orientaleggiante Jeff Bridges che rappresenta il più grosso ponte con il primo Tron, e viene per l'occasione ringiovanito (diciamolo, senza molto successo), ma senza trascurare l'apporto del giovane Garrett Hedlund e della meravigliosa Olivia Wilde (non soltanto per merito della tutina attillata che ha fatto sbavare i nerd di mezzo mondo). E alla fine non si poteva davvero chiedere di più a questo Tron Legacy, che in fin dei conti fà quello che i film di fantascienza sono ideati per fare: creare un mondo impossibile e convincerci che possa esistere rendendocelo credibile, catturando la nostra immaginazione e cristallizzandola su pellicola.

mercoledì 29 dicembre 2010

2010: A Year In Movies

In ritardo come al solito, siamo arrivati alla fine del giro di classificoni, con quello (almeno per chi scrive) più importante: quello cinematografico. Che si propone di essere un pelo più autorevole degli altri, ma proprio poco, vista anche la quantità di film mancati a causa della scarsità di cinema nelle vicinanze e della pessima programmazione degli unici che ci sono. Ma bando alle ciance, let's start!

Fidanzate dell'anno:
Mary Elizabeth Winstead (Scott Pilgrim vs. The World)
Marion Cotillard (Inception)
Ellen Page (Inception)

Tormentone che l'avesse cacciato fuori un film italiano sarebbe stato una merda ma per fortuna l'ha cacciato la Disney:
Ken e Barbie (Toy Story 3)

Miglior cameo di Bill Murray nei panni di sè stesso:
Il cameo di Bill Murray (Zombieland)

Miglior film della DreamWorks dai tempi di Kung Fu Panda (che a sua volta era il migliore dai tempi di Shrek):

Sodalizio attore-regista da interrompere all'istante:
Johnny Depp & Tim Burton

Premio per aver innescato l'inutile, dannoso, rincoglionente e costoso fenomeno 3D:
Avatar (James Cameron)

Premio per aver evitato un apparentemente inevitabile pippone sulla morale e l'etica:
Splice (Vincenzo Natali)

Migliore combattimento coi dischi:
Il combattimento coi dischi contro Tron (Tron Legacy)

Miglior sfida mortale in sella a una moto:
La sfida mortale con le moto (Tron Legacy)

Premio "Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck":
The Town (Ben Affleck)

Peggior sequel:

Most Hated:
Benvenuti Al Sud (Luca Miniero)

Spot più riuscito delle Poste Italiane:
Benvenuti Al Sud (Luca Miniero)

Premio al vero film del cuore di quest'anno:

Nuovo Sly designato:
Jason Statham (The Expendables)

Miglior attore:
Jesse Eisenberg (The Social Network, Zombieland)
Leonardo DiCaprio (Inception, Shutter Island)

Miglior attrice:
vedi Fidanzate dell'anno

Miglior film che non ha senso mettere in una classifica perchè film troppo a sè:

Miglior film non ancora uscito in Italia:

Film che non ho visto ma che se avessi visto sono sicuro avrebbero trovato posto in classifica:
Animal Kingdom (David Michod)
The Ghost Writer (Roman Polanski)
Away We Go (Sam Mendes)
An Education (Lone Scherfig)

Migliori film italiani che non ho visto:
La Prima Cosa Bella (Paolo Virzì)
L'Uomo Che Verrà (Giorgio Diritti)
Shadow (Federico Zampaglione)

Migliori film stranieri (che qui vuol dire nè italiani, ne mmerigani, ne inglesi)
Il Profeta (Jacques Audiard)
Agora (Alejandro Amenabar)

Fuori concorso:
Porco Rosso (Hayao Miyazaki)

Top Ten:



10) Tron Legacy (Joseph Kosinski)




9) Up In The Air (Jason Reitman)

Terza riuscitissima prova di Reitman, con un cast d'eccezione e una sceneggiatura perfetta a supporto, in quella che potremmo definire una felice sintesi dei pregi di Thank You For Smoking (l'arguzia, la sensibilità "politica" in un clima di recessione economica) e Juno (la capacità di guardare dentro le persone e di vederne le ansie e le speranze). Accolto prima con molto favore dalla critica, poi ingiustamente bistrattato.


8) Fantastic Mr. Fox (Wes Anderson)

Il solito, irresistibile Wes Anderson, nell'ennesimo film non proprio per tutti, ma di respiro sicuramente più ampio di alcune sue opere precedenti.



7) Zombieland (Ruber Fleischer)
Altro instant cult con Jesse Einseberg, dopo il quasi omonimo Adventureland. Misto di survival movie e buddy comedy adolescenziale riuscito al 100%, che affianca Shaun of the Dead tra i massimi risultati del genere. E poi, ecco, Bill Murray.


6) Scott Pilgrim vs. The World (Edgar Wright)
Questa posizione non rende minimamente l'idea di quanto questo film mi sia piaciuto. Perchè ho adorato questo film dal primo all'ultimo minuto, sono stato contento di poter definitivamente rivalutare Michael Cera e continuo ad ascoltare la meravigliosa colonna sonora. L'apparato videoludico del film è quanto di più esaltante e, nel suo piccolo, rivoluzionario, si sia visto quest'anno.


5) Shutter Island (Martin Scorsese)
Inspiegabilmente accolto in maniera tiepida dalla critica, Shutter Island è invece una massiccia opera di uno dei più grandi registi viventi, che si cimenta in un genere che non è il suo e dà la paga a tutti. E se non date l'Oscar a Leo quest'anno, non glielo date più.


4) Avatar (James Cameron)



3) The Social Network (David Fincher)




2) Toy Story 3 (Lee Unkrich)
La chiusura perfetta di una trilogia perfetta, dove questo ultimo capitolo è meglio del secondo, che a sua volta era meglio del primo. E il primo era uno stramaledetto capolavoro. Uso le parole di qualcun altro che mi sono rimaste impresse, per descrivere questo capolavoro assoluto del cinema d'animazione: "Ti commuove fare parte dello stesso genere umano che può arrivare a realizzare un film come Toy Story 3". Certo però, che con la Pixar non c'è proprio gusto: un film del genere all'anno, è già tanto che non è sempre film dell'anno.


1) Inception (Christopher Nolan)