
Non è semplice trovare un modo per cominciare a parlare di Tron Legacy, perciò proviamo a partire da dove tutto è cominciato: il primo Tron esce nel 1982, ed è la rivoluzione sotto diversi punti di vista, con i suoi effetti speciali (assolutamente all'avanguardia per l'epoca, essendo anche il primo film Disney girato in computer grafica) e il suo stile cyberpunk, ma soprattutto per il suo proposito di sviscerare le possibilità offerte, nell'ambito visivo ma anche in quello della sceneggiatura, dalla realtà virtuale. Di fatto, all'epoca di Tron ci si poteva solo immaginare quale sarebbe stata l'influenza dell'informatica nella vita degli esseri umani nei successivi venti-trent'anni; proprio per questo, il film tende ancora a dividere marcatamente la realtà virtuale da quella umana, sensibile, con dei continui dentro-fuori che mettono in contrapposizione i due mondi, quasi a sottolineare la confindenza che ancora si aveva, inevitabilmente, verso le macchine che cominciavano appena a prendere piede. Tron Legacy riparte anche e soprattutto da qui: decenni dopo gli avvenimenti del primo Tron, i computer sono entrati a far parte della vita di tutti (certo che è difficile raccontare Tron senza spoilerare niente), e questo favorisce il mantenimento di una sorta di dittatura, solo molto più sottile e meglio mascherata. Qui sta la grande importanza politica di tutta l'operazione, una critica non certo nuova ma comunque pesante al mondo dell'informatica (passato e attuale) e un'osservazione meno ovvia ai sostenitori del libero file sharing senza frontiere, attraverso un'ipotesi su cosa potrebbe succedere nel caso la condivisione di informazioni fosse possibile in ogni modo, in ogni momento. Ma tornando a un possibile parallelo tra il vecchio e il nuovo Tron, troviamo che la "diffidenza" manifestata nell'82 è, per forza di cose, scomparsa, per lasciare invece posto a una compenetrazione notevole con il nostro mondo umano, a indicarci che le macchine non sono il male, ma dentro di loro possono nascondere una minaccia tanto quanto una soluzione.
Come opera cinematografica indipendente, Tron Legacy non rivoluziona il cinema di genere come forse era legittimo aspettarsi, ma si colloca senza timore tra i migliori film di fantascienza degli ultimi dieci anni, secondo forse solo a Matrix. I suoi maggiori punti di forza sono la capacità di essere il film giusto nel momento giusto, in grado di ravvivare lo stagnante mondo Sci-Fi, e l'unicità come esperimento audio-visivo: infatti, l'esperienza di Tron Legacy non è paragonabile a nessun'altra vista in precedenza, tale è l'immersione nel mondo cibernetico grazie al comparto degli effetti speciale e alla chiacchieratissima colonna sonora dei Daft Punk, che hanno chiaramente preso parte anche a tutta la lavorazione sonora al fine di rendere l'audio un tutt'uno avvolgente, uno strumento in grado quanto il video di favorire l'immersione tridimensionale. Nel prendersi il posto che si merita, il film è quasi consapevole della propria importanza assunta fin da subito come ultimo baluardo di un genere morente, e infatti gli omaggi ai vecchi capolavori (da 2001: Odissea Nello Spazio fino a Matrix, passando per Blade Runner) che hanno tenuto alto lo stendardo nei decenni precedenti. Non si può quindi che rimanere sorpresi davanti a questo gioiello confezionato dall'esordiente Joseph Kosinski, ex pupillo di David Fincher che aveva all'attivo solo spot pubblicitari, e da un cast di tutto rispetto, a partire dall'orientaleggiante Jeff Bridges che rappresenta il più grosso ponte con il primo Tron, e viene per l'occasione ringiovanito (diciamolo, senza molto successo), ma senza trascurare l'apporto del giovane Garrett Hedlund e della meravigliosa Olivia Wilde (non soltanto per merito della tutina attillata che ha fatto sbavare i nerd di mezzo mondo). E alla fine non si poteva davvero chiedere di più a questo Tron Legacy, che in fin dei conti fà quello che i film di fantascienza sono ideati per fare: creare un mondo impossibile e convincerci che possa esistere rendendocelo credibile, catturando la nostra immaginazione e cristallizzandola su pellicola.
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