
Una delle tendenze cinematografiche più prepotenti degli ultimi anni è l'insistenza sui sequel. L'idea di base è quella di cercare di spremere tutto il denaro possibile da franchise ormai vecchi, ma che hanno sempre riscosso più o meno successo. E neanche Oliver Stone fa eccezione: soltanto quattro film (compreso questo) diretti negli ultimi dieci anni, e nessuno di questi può dirsi realmente all'altezza della fama del regista (non ho mai visto Alexander, ma la critica è sempre stata quanto meno divisa; W. è stato accolto abbastanza tiepidamente, e Josh Brolin o meno, non è certo un capolavoro); ecco quindi che anche il newyorchese Stone si ritrova a raschiare il fondo del barile, ripescando uno dei suoi personaggi più riusciti. Ma che dico, uno dei personaggi più riusciti della storia del cinema: Gordon Gekko, lo spietato e cinico finanziere di Wall Street, ruolo che valse a Michael Douglas l'Oscar come Miglior Attore Protagonista nel 1988.
Certo, era legittimo non attendersi molto da questo sequel (vista anche la presenza di Shia LeBeouf, autentico distruttore di franchise, vedi Transformers e Indiana Jones), ma sembrava ovvio aspettarsi che il tutto sarebbe ruotato ancora una volta attorno al magnetico personaggio di Douglas, probabilmente ancora in grado di reggere sulle sue spalle il peso di tutta una produzione. E invece no, sorpresa, Gordon Gekko è solo uno dei tanti che vagano a vuoto, a questo giro. Già qui è individuabile il più grosso difetto del film: la mancanza di coraggio nel fare scelte. La scelta più ovvia era, come già detto, quella di riutilizzare a pieno regime Gekko come perno delle vicende, togliendolo dal clima di yuppismo anni Ottanta per trasportarlo nei Duemila, nel pieno della crisi finanziaria. Oppure, si poteva relegarlo a un posto leggermente in secondo piano, a muovere i fili lasciando però che a scannarsi fossero gli altri due protagonisti, interpretati da Shia LeBeouf e Josh Brolin. Invece no. La poltrona di vero antagonista è lasciata clamorosamente vacante, data la comunque scarsa rilevanza data alla figura del sempre bravissimo Brolin e, a costo di ripetermi, la sospensione riguardo al ruolo di Gekko. Un Gordon Gekko che ha sicuramente risentito del peso degli anni, ma che poteva sicuramente uscire da questa pellicola con un nuovo smalto, una nuova aura di mito della finanza tutta cinismo e Sun Tzu. E invece rimane lì, e non capisci mai se è un vecchio destinato a non contare più granchè o una vecchia volpe che al momento propizio piazzerà la zampata per sistemarsi, il grande stratega del mercato pronto a riprendere il suo trono oppure semplicemente un padre in cerca di una conciliazione. Perchè il continuo rimandare il momento di dare risposte non rende credibile nessuna di queste alternative, dando al film un forte senso di incompiutezza, come fosse solo una gigantesca introduzione a una storia che si svolgerà in seguito (per carità, sperando che non puntino davvero a un terzo episodio!). Anche l'ambiente che fa da sfondo, che altro non può essere se non quello dell'alta finanza, non è più ripreso con gli stessi colori vividi e pregnanti del primo episodio, ormai risalente a più di vent'anni fa: il problema delle bolle, il crollo delle banche e l'accartocciarsi su se stesso dell'intero capitalismo americano sono trattati ancora una volta in maniera indecifrabile, non con freddo distacco ma nemmeno con coinvolgimento emotivo, preferendo non schierarsi mai, se non in alcuni momenti in favore di un banale intento moralizzante secondo cui "tutto è corrotto, o corruttibile": non che non ci siano principi anche nella finanza, solo che vengono accantonati così facilmente da dar l'impressione di non esistere. Di fatto, un'opera che delude sia come sequel (avevate dubbi?), che come film a sè stante, fallendo anche nell'intento di intrattenere che sarebbe stato un buon compromesso per due ore di film, non potendo certo rievocare in pieno la magia di quello che è stato il primo Wall Street. Nota a margine, la ormai non più sorprendente Carey Mulligan, sempre più bella e brava, e l'esilarante cameo di Charlie Sheen, ancora nei panni del Bud Fox protagonista del primo film: probabilmente il momento più gratificante del film, e questo dovrebbe dirla lunga.
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