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mercoledì 29 dicembre 2010

2010: A Year In Movies

In ritardo come al solito, siamo arrivati alla fine del giro di classificoni, con quello (almeno per chi scrive) più importante: quello cinematografico. Che si propone di essere un pelo più autorevole degli altri, ma proprio poco, vista anche la quantità di film mancati a causa della scarsità di cinema nelle vicinanze e della pessima programmazione degli unici che ci sono. Ma bando alle ciance, let's start!

Fidanzate dell'anno:
Mary Elizabeth Winstead (Scott Pilgrim vs. The World)
Marion Cotillard (Inception)
Ellen Page (Inception)

Tormentone che l'avesse cacciato fuori un film italiano sarebbe stato una merda ma per fortuna l'ha cacciato la Disney:
Ken e Barbie (Toy Story 3)

Miglior cameo di Bill Murray nei panni di sè stesso:
Il cameo di Bill Murray (Zombieland)

Miglior film della DreamWorks dai tempi di Kung Fu Panda (che a sua volta era il migliore dai tempi di Shrek):

Sodalizio attore-regista da interrompere all'istante:
Johnny Depp & Tim Burton

Premio per aver innescato l'inutile, dannoso, rincoglionente e costoso fenomeno 3D:
Avatar (James Cameron)

Premio per aver evitato un apparentemente inevitabile pippone sulla morale e l'etica:
Splice (Vincenzo Natali)

Migliore combattimento coi dischi:
Il combattimento coi dischi contro Tron (Tron Legacy)

Miglior sfida mortale in sella a una moto:
La sfida mortale con le moto (Tron Legacy)

Premio "Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck":
The Town (Ben Affleck)

Peggior sequel:

Most Hated:
Benvenuti Al Sud (Luca Miniero)

Spot più riuscito delle Poste Italiane:
Benvenuti Al Sud (Luca Miniero)

Premio al vero film del cuore di quest'anno:

Nuovo Sly designato:
Jason Statham (The Expendables)

Miglior attore:
Jesse Eisenberg (The Social Network, Zombieland)
Leonardo DiCaprio (Inception, Shutter Island)

Miglior attrice:
vedi Fidanzate dell'anno

Miglior film che non ha senso mettere in una classifica perchè film troppo a sè:

Miglior film non ancora uscito in Italia:

Film che non ho visto ma che se avessi visto sono sicuro avrebbero trovato posto in classifica:
Animal Kingdom (David Michod)
The Ghost Writer (Roman Polanski)
Away We Go (Sam Mendes)
An Education (Lone Scherfig)

Migliori film italiani che non ho visto:
La Prima Cosa Bella (Paolo Virzì)
L'Uomo Che Verrà (Giorgio Diritti)
Shadow (Federico Zampaglione)

Migliori film stranieri (che qui vuol dire nè italiani, ne mmerigani, ne inglesi)
Il Profeta (Jacques Audiard)
Agora (Alejandro Amenabar)

Fuori concorso:
Porco Rosso (Hayao Miyazaki)

Top Ten:



10) Tron Legacy (Joseph Kosinski)




9) Up In The Air (Jason Reitman)

Terza riuscitissima prova di Reitman, con un cast d'eccezione e una sceneggiatura perfetta a supporto, in quella che potremmo definire una felice sintesi dei pregi di Thank You For Smoking (l'arguzia, la sensibilità "politica" in un clima di recessione economica) e Juno (la capacità di guardare dentro le persone e di vederne le ansie e le speranze). Accolto prima con molto favore dalla critica, poi ingiustamente bistrattato.


8) Fantastic Mr. Fox (Wes Anderson)

Il solito, irresistibile Wes Anderson, nell'ennesimo film non proprio per tutti, ma di respiro sicuramente più ampio di alcune sue opere precedenti.



7) Zombieland (Ruber Fleischer)
Altro instant cult con Jesse Einseberg, dopo il quasi omonimo Adventureland. Misto di survival movie e buddy comedy adolescenziale riuscito al 100%, che affianca Shaun of the Dead tra i massimi risultati del genere. E poi, ecco, Bill Murray.


6) Scott Pilgrim vs. The World (Edgar Wright)
Questa posizione non rende minimamente l'idea di quanto questo film mi sia piaciuto. Perchè ho adorato questo film dal primo all'ultimo minuto, sono stato contento di poter definitivamente rivalutare Michael Cera e continuo ad ascoltare la meravigliosa colonna sonora. L'apparato videoludico del film è quanto di più esaltante e, nel suo piccolo, rivoluzionario, si sia visto quest'anno.


5) Shutter Island (Martin Scorsese)
Inspiegabilmente accolto in maniera tiepida dalla critica, Shutter Island è invece una massiccia opera di uno dei più grandi registi viventi, che si cimenta in un genere che non è il suo e dà la paga a tutti. E se non date l'Oscar a Leo quest'anno, non glielo date più.


4) Avatar (James Cameron)



3) The Social Network (David Fincher)




2) Toy Story 3 (Lee Unkrich)
La chiusura perfetta di una trilogia perfetta, dove questo ultimo capitolo è meglio del secondo, che a sua volta era meglio del primo. E il primo era uno stramaledetto capolavoro. Uso le parole di qualcun altro che mi sono rimaste impresse, per descrivere questo capolavoro assoluto del cinema d'animazione: "Ti commuove fare parte dello stesso genere umano che può arrivare a realizzare un film come Toy Story 3". Certo però, che con la Pixar non c'è proprio gusto: un film del genere all'anno, è già tanto che non è sempre film dell'anno.


1) Inception (Christopher Nolan)


lunedì 15 novembre 2010

The Social Network (David Fincher, 2010)


Devo ammettere che, nell'apprendere la notizia che David Fincher avrebbe diretto un film sulla nascita di Facebook, sono rimasto un po' perplesso. Perchè anche se non ho mai nutrito alcun dubbio sulle qualità artistiche di Fincher, il progetto si presentava alquanto difficile soprattutto per la sua natura apparentemente poco "filmabile". E invece si rimane ancora una volta abbagliati davanti alla lezione di cinema del regista di "Se7en" e "Fight Club", che compie un'operazione che definire è complessa è riduttivo: raccontare una storia che, non fosse per l'eco che Facebook ha avuto dal momento della sua creazione ad oggi (e per le quantità di denaro che ha spostato), sarebbe rimasta profondamente impopolare, circondata da un'aura nerd che ha decisamente poco a che fare con la coolness che anche su Facebook ha poi preso il sopravvento. Ma la sottile operazione di Fincher cerca inoltre di smontare l'alone mefistofelico che aleggia attorno alla figura del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (il classico nerd sfigato e invidioso, oltre che cafone e un po' opportunista), mostrandola come l'ennesimo prodotto corrotto dalla società americana, dalla sua avidità e dalla sua ossessione per la competizione. Zuckerberg è un ragazzo con evidenti problemi di socialità che ha inventato un sito dove 500 milioni di persone possano conoscersi e farsi i cazzi altrui, e Fincher vuole chiaramente usarlo come metafora vivente di un'intera generazione emozionalmente disagiata, che chiede amicizie a destra e a manca ma non sa relazionarsi con gli altri, presente online ma totalmente assente dai posti dove la vita si vive per davvero.
Il racconto parte dai due estremi narrativi: da una parte, l'ormai leggendaria rottura tra Zuckerberg e la sua ragazza, che darà inizio al tornado emotivo con conseguente creazione, in una sola notte, del sito noto come FaceMash; dall'altra, la testimonianza nei processi per le cause milionarie intentategli per furto intellettuale e per truffa. Da qui, la vicenda tutto sommato classica viene dipanata seguendo un percorso irregolare, non solo per la continua alternanza presente-passato, ma anche per la volontà di Fincher di raccontarci la rivoluzione ponendo in contrasto le vicende personali proprio con i mezzi della rivoluzione, pur dando sempre la precedenza alle prime nell'intento di farci percepire come il motore dell'azione umana rimanga sempre l'emozione, e nella fattispecie l'orgoglio mille volte ferito di Zuckerberg (interpretato da un eccezionale Jesse Eisenberg, che dopo le commoventi prove di Adventureland e Zombieland, qui si supera per entrare nell'Olimpo che di diritto gli spetta, tra gli attori più emergenti del cinema americano), da cui partirà incredibilmente la stessa creazione di Facebook. Fincher non ci lascia un secondo per riflettere, tenendo alto il ritmo e dando fluidità al susseguirsi degli avvenimenti: questa macchina del cinema, una volta innescata, non può più essere fermata se non dall'esaurirsi degli eventi stessi; e ormai Fincher non si nasconde più, sa di essere fra i grandi e di poter lottare ad armi pari, dopo aver azzeccato il secondo capolavoro hollywoodiano (dopo l'epopea de Il Curioso Caso di Benjamin Button) nella speranza che una statuetta arrivi a coronare la sua carriera. Per puntare così in alto, si è servito di una produzione assolutamente all'altezza, di un cast semplicemente perfetto, dell'amato Aaron Sorkin (quello di Studio 60 on the Sunset Strip) alla sceneggiatura e, infine, della collaborazione di Trent Reznor (aka Nine Inch Nails) per la colonna sonora. Di questo meraviglioso lavoro, quello che ci rimane è un film il cui valore non realizziamo ancora interamente, ma che fra qualche anno, ne sono certo, sarà visto come uno dei capisaldi assoluti del biopic, nuova linfa vitale per un genere comunque mai in crisi. Non che ci sia nulla di così estremamente rivoluzionario in The Social Network, ma il tutto è orchestrato troppo bene, dosato a dovere, con un rigore e una precisione stilistica d'altri tempi che regalano, già da sole, svariate scene memorabili: dalla già citata rottura alla creazione di FaceMash, dal convegno con ospite Bill Gates all'incontro col creatore di Napster, Sean Parker (un ammaliante e sorprendente Justin Timberlake), dalla Henley Royal Regatta al raggiungimento del milione di utenti (e alla contemporanea rottura con l'unico amico nonchè co-fondatore del social network, Eduardo Saverin, a cui presta il volto quell'Andrew Garfield presto sugli schermi con il reboot di Spiderman), fino alla struggente conclusione in cui un affranto Zuckerberg è solo col suo computer e i suoi biglietti da visita, davanti al profilo Facebook della sua ex fidanzata, sperando che il continuo refresh gli riveli che la sua richiesta d'amicizia è stata accettata.