
domenica 7 novembre 2010
Wall Street: Money Never Sleeps (Oliver Stone, 2010)

lunedì 18 ottobre 2010
A New Hope: The Bite Of Durantula



venerdì 15 ottobre 2010
Stefano Benni - Margherita Dolcevita (2005)

giovedì 14 ottobre 2010
Call of Duty: Birthday Warfare 4D
Accade che due compleanni capitino abbastanza vicini, e che si decida di fare una festa assieme. Accade che si inviti mezza classe di liceali, alquanto irrequieta. Accade che dopo improvvisate partite di calcio, balletti trash e mangiate impossibili subentri un po' la noia. Ma è solo la quiete prima della tempesta, i passi indietro per prendere la rincorsa verso la nuova trovata: tolte le gambe al calcetto, le si usa come pseudo fucili, per dare vita alla riproduzione più grande, fedele, nerd e demenziale di Call of Duty.
martedì 5 ottobre 2010
NBA Europe Live: New York Knicks @ Armani Jeans Olimpia Milano 125-113
Eccoci all'inizio di un'altra pre-season, l'ultima prima del probabile lockout. E non c'era modo migliore di iniziare, di una trasferta NBA in Italia. Ancor più appetibile l'evento, se la squadra a sbarcare nel Bel Paese sono i New York Knicks, sì la squadra dell'uomo da cento milioni di dollari, Amar'e Stoudemire, ma soprattutto in questo caso la squadra di Danilo Gallinari, guidata in panchina da Mike D'Antoni. Proprio per questi ultimi è tutta la festa, visto il doppio ritorno: Gallinari, dopo due anni di NBA (uno abbastanza fallimentare a causa di continui infortuni, uno ad altissimi livelli), torna sul parquet del Forum di Milano, di fronte alla squadra che lo ha definitivamente lanciato, permettendogli di essere draftato come sesta scelta assoluta; Mike D'Antoni torna all'ombra della Madonnina dopo aver fatto la storia dell'Olimpia, da giocatore (per ben 12 stagioni, giocando fra l'altro con il padre di Gallinari, Vittorio, e facendosi allenare da Dan Peterson) e poi da allenatore (quattro anni). Commovente il saluto che la città e il Forum hanno riservato ai due figli prediletti, in un tripudio di applausi e cori riconoscenti. Finiti i convenevoli, lo scambio di regali, e terminate la comparsata di Giorgio Armani e l'insopportabile introduzione dello speaker (sempre della serie “non facciamoci riconoscere”), comincia finalmente la partita.
I Knicks, nonostante il fattore pre-season sia un'attenuante da tenere in considerazione, destano molti dubbi fin dai primi minuti: tante le facce nuove, parecchi i giocatori che non sembrano propriamente adatti al sistema d'antoniano, un secondo quintetto troppo basso e con poche soluzioni offensive, ed il forte sentore che la produttività del pick'n'roll Felton-Stoudemire non possa essere neanche vagamente paragonata a quella che l'ala cresciuta da D'Antoni a Phoenix aveva con Steve Nash. La sensazione, insomma, è quella di una squadra incompleta, in attesa del vero uomo-franchigia che chiaramente Stoudemire non può essere. Ma il Gallo, inizialmente un po' emozionato, ingrana bene, mettendo tiri importanti e piazzando un And One con l'esperienza di uno che dimostra più degli anni che ha. Pur avendo sbagliato le prime triple, sceglie di non sedersi in panchina, si prende la responsabilità di tirarne altre due e le mette, e nessuno è stupito. A detta di tutti, Gallinari ha sempre avuto la stoffa del leader. Ma come farà a imporsi in una squadra che, oltre a Stoude, punta a portare un altro big nella Grande Mela (i nomi sono quelli di Chris Paul e Carmelo Anthony, entrambi in partenza durante l'estate, ma alla fine rimasti nelle rispettive franchigie)? Il destino del Gallo è probabilmente un altro, un po' meno altisonante ma non meno di sostanza: diventare un uomo squadra, collante per tutto l'ambiente e lo spogliatoio, con la possibilità di occupare il ruolo di secondo o terzo violino in una squadra da titolo.
Passando invece a parlare dell'Armani Jeans, che quest'anno pare non avere più alibi nel caso non dovesse vincere il titolo: la rivoluzione di Siena, e l'arrivo di Hawkins, Jaaber e del giovane Melli, sembrano designare l'ex Olimpia come la più concreta pretendente al titolo. Ma il campo, per adesso, dice altro: la squadra deve ancora trovare l'amalgama, oltre che una condizione fisica decisamente da migliorare. Ma venendo alla partita di domenica, il match non è mai realmente in discussione, perchè anche se fino all'intervallo il punteggio rimane sempre intorno alla parità, Milano non sembra potersi opporre alle penetrazioni veloci e agli scarichi dei nuiorchesi, che dalla distanza tirano con percentuali ottime. Il contropiede di D'Antoni e la prepotenza di Stoudemire fanno il resto, scavando il solco poi intuibile dal 125-113. Le impressioni migliori le danno Hawkins, Jaaber e il redivivo Mancinelli per Milano, Stoudemire (32 punti come niente), Anthony Randolph (la possibile sorpresa di questa squadra), Felton, il lungo Mozgov e ovviamente il padrone di casa, Danilo Gallinari, davvero commosso al ritorno in patria in mezzo alla sua gente.
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Due ultime note, una positiva, l'altra decisamente meno: la prima è che proprio in occasione della trasferta dei Knicks, è stata presentata la prima autobiografia del Gallo, scritta in collaborazione con Flavio Tranquillo (noto giornalista sportivo e commentatore NBA su Sky Sport assieme a Federico Buffa); la seconda è che, nonostante l'ottima affluenza durante tutto l'evento (non solo la partita al Forum, ma anche i precedenti Camp organizzati in Piazza Duomo), pare che le dimensioni anacronistiche e le pessime condizioni del palazzetto abbiano indispettito alcuni dirigenti NBA, e nonostante le dichiarazioni dell'amministratore pubblico (che, preso dall'entusiasmo, ha annunciato che nel 2011 avremo tre partite di squadre NBA in Italia), pare davvero improbabile che rivedremo presto i giganti d'oltreoceano calcare i parquet di casa nostra. Sembra quindi chiudersi già qui l'esperienza cominciata nel 2007, con quella Boston Celtics-Toronto Raptors che tanto interesse aveva destato, forse per la presenza di Bargnani o forse per la serietà con cui fu presa da entrambe le squadre. Ma erano altri tempi, c'erano messaggi da lanciare, leghe da dominare e anelli da vincere.
sabato 2 ottobre 2010
Dal Diario Dell'Uomo Che Volle Farsi Re: The Decision (The Day After)
LeBron ha quindi deciso non solo di distruggere le speranze della propria città, ma di farlo addirittura in diretta nazionale, dando sfogo al suo ingombrante ego, dopo una stagione in cui l'osannato uomo-franchigia dei Cavs non aveva fatto altro che rassicurare i tifosi riguardo la sua permanenza nella capitale dell'Ohio, una città talmente brutta da essere ribattezzata "The Mistake On The Lake".
E questo potrebbe, per LeBron, rivelarsi un compito più arduo del previsto, dato il rischio di passare per la "Second Banana", lo Scottie Pippen per un Michael Jordan in questo caso interpretato da Dwyane Wade, uno che dopo aver strappato una partita con un buzzer beater clamoroso, salì sul tavolo dei commentatori ed esplose in un'esultanza verso il pubblico di Miami, ricordando a tutti "This is my house!". Insomma, un padrone di casa alquanto scomodo, che LeBron non può proprio andare lì a Miami e fare la cosa del talco che faceva a Cleveland. Ma sta proprio a LBJ la responsabilità di "spodestarlo", fugando ogni dubbio e dimostrando di essere "still the best in the game"; l'orologio della storia già ticchetta, e James non può mancare il suo appuntament con la storia, che lo vorrebbe come MJ del nuovo millennio, alla faccia di Kobe. Già quest'anno gli Heat hanno la possibilità di chiudere la Regular Season con il miglior record e vincere il titolo, ma non sono ancora attrezzati per fondare una nuova dinastia. I Tre Amigos dovranno essere coadiuvati da un miglior bench, e in panchina dovrà sedere un head coach vincente, capace di gestire un tale concentrato di talento, e metterlo nella situazione adatta a farli diventare una delle squadre più vincenti di sempre.