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mercoledì 26 gennaio 2011

The Walking Dead: Season 1 (AMC, 2010)


Quando si è saputo che dietro al progetto di una serie su The Walking Dead avremmo visto Frank Darabont, alcune volte anche in veste di regista e scrittore, sembrava non esserci nessun dubbio sul successo dell'esperimento. Un po' per la sicurezza trasmessa da Darabont, dietro alla macchina da presa in indimenticati capolavori ma, soprattutto (visto il tema), uno dei pochi ad essere riuscito ad adattare in maniera efficace un libro di Stephen King (nello specifico, The Mist); un po' perchè a spalleggiare Darabont trovavamo AMC, network che negli ultimi tempi sembra sfornare solo grandi titoli (oltre al pluripremiato Mad Men, il cult Breaking Bad e il più recente Rubicon).
Ci ritroviamo quindi con un progetto, sulla carta, potenzialmente rivoluzionario, perchè si presenta finalmente la possibilità di creare un mondo apocalittico popolato di zombie senza dover richiudere lo sguardo su di esso dopo un paio d'ore, come accaduto in decine di film. Volendo aprire poi una parentesi più nerd, uno dei punti di forza del serial sono proprio gli walker, tra i migliori mai visto sullo schermo, visivamente realistici nella resa, equilibrati nella caratterizzazione: non sono lenti, impacciati o stupidi come quelli di Romero, e le loro specifiche contestuali (l'origine dell'infezione e la sua trasmissione, la loro capacità di percepire gli umani e le modalità con cui è possibile ucciderli) sono state costruite in maniera abbastanza sensata.


A differenza di tutte le calamità attorno a cui è possibile costruire un film o una serie, l'invasione degli zombie ha il fascino di essere un fenomeno irreversibile, dove va già male può solo andare peggio, e la speranza di sopravvivere lascia presto posto alla rassegnazione. La volontà di Darabont di mostrare questa lenta propagazione del disincanto è forte, persino troppo, al punto che dopo i primi due episodi gli zombie scompaiono, ce li dimentichiamo come fossero spariti e nemmeno la visione di un'Atlanta devastata riuscisse a ricordarceli. Oltretutto, questo focus sulla psicologia dei personaggi sembra andare almeno parzialmente a vuoto a causa dell'insistenza non richiesta, soprattutto quando questa s'incunea nei soli sei episodi della prima stagione che, per quanto lunghi, appaiono tremendamente insufficienti per addentrarsi nella storia, e spingono la sceneggiatura a continue toccate e fughe. Non potendo ottenere più episodi, la scelta migliore sarebbe forse stata quella di costruire un solido preludio che guardasse a solide fonti di ispirazione come poteva essere il vecchio Io Sono Leggenda, quello del '71, senza ancorare subito il dinamismo della serie alla pesantezza di un gruppo forzatamente eterogeneo. Pur ammettendo la mia ignoranza riguardo la graphic novel di Walking Dead, penso di non dire eresie nell'ammettere che, a sentirne parlare, questo prodotto sembrava promettere ben altre potenzialità, al di là dell'adattamento riuscito o meno. La speranza per le prossime stagioni è ch su un numero più alto di episodi possa essere stesa una sceneggiatura degna di tale nome, in grado di tirar fuori le possibili attrattive di un prodotto così atipico, mascherando i difetti dove possibile e trovando il giusto equilibrio tra zombie e personaggi, tra azione e riflessione.


giovedì 14 ottobre 2010

Call of Duty: Birthday Warfare 4D



Accade che due compleanni capitino abbastanza vicini, e che si decida di fare una festa assieme. Accade che si inviti mezza classe di liceali, alquanto irrequieta. Accade che dopo improvvisate partite di calcio, balletti trash e mangiate impossibili subentri un po' la noia. Ma è solo la quiete prima della tempesta, i passi indietro per prendere la rincorsa verso la nuova trovata: tolte le gambe al calcetto, le si usa come pseudo fucili, per dare vita alla riproduzione più grande, fedele, nerd e demenziale di Call of Duty.

sabato 11 settembre 2010

The Big Bang Theory: Season 3 (CBS, 2009-2010)


Poche serie hanno significato tanto per il panorama televisivo americano quanto Big Bang Theory, la nerd-serie per eccellenza che nel giro di due stagioni era già riuscita a guadagnarsi lo status di cult e il prolungamento del programma per altre due anni. Ed eccoci quindi alla terza serie, attesissima e carica di aspettative non facili da rispettare. Ciò nonostante, la teoria del Big Bang non delude nemmeno stavolta, seppure gli si possano muovere diverse critiche. L'impianto non si scosta di molto da quello delle due stagioni precedenti, ovvero dalla collisione dell'universo nerdy dei quattro protagonisti, fatto di comics, Klingon, Star Wars, Babylon 5 e quant'altro, con quello più superficiale della vicina Penny (interpretata da una sempre gradita Kaley Cuoco). La novità più rilevante è la tendenza della serie ad essere marcatamente Sheldon-centrica, con ripercussioni positive ma anche negative. Se infatti l'umorismo del personaggio di Sheldon (il sempre più bravo Jim Parsons, premiato con l'Emmy per questa interpretazione) e le situazioni che si vengono a creare intorno a lui sono quanto di più esilarante si possa desiderare, in particolare quando si fa uscire Shelly dal suo standard comico abituale per inserirlo in contesti inusuali, creando un contrasto ovviamente divertente; è però spiacevole notare come questo abbia necessariamente provocato un accantonamento dello sviluppo degli altri personaggi: la storia tra Leonard e Penny, dopo le prime puntate, viene pesantemente messa da parte, così come quella tra Howard e Bernadette, con quest'ultima silurata tutto d'un tratto con gli spettatori che lo scoprono 6 puntate dopo. Ma la vera miniera di gag che rimane un po' in ombra è forse Raj, che a causa di Bernadette perde un po' il ruolo di spalla di Howard e quindi viene per alcune puntate relegato a misero personaggio di contorno.
Stop, fermiamoci qua. Detto così, sembra un disastro. Ma la realtà ci mostra tutt'altro: una serie che sa ancora far ridere a crepapelle, che difficilmente presenta una puntata sotto tono (come invece la mamma How I Met Your Mother, nella quinta serie, ha fatto di frequente) e in ogni situazione, riesce a regalare momenti da antologia del nerdismo. Big Bang Theory è una serie che sa stare in piedi da sola, che riesce a presentare gag e situazioni molto spesso sconosciute alla serie comica americana tipo. Ma, forte della sua unicità, è anche capace di addentrarsi in territori già mille volte esplorati dalla sit-com a stelle e striscie, riuscendo ugualmente a brillare per originalità.
Certo però che un finale più azzeccato avrebbe forse potuto dare migliori speranze e maggior attesa in vista della quarta stagione, invece di uno Sheldon in procinto di uscire con una ragazza che puzza un tantino di salto dello squalo, e lascia in sospeso tutto il resto delle storyline che forse avrebbero meritato una degna conclusione di serie. Rimaniamo quindi abbastanza interdetti, aspettando che la quarta stagione possa sciogliere tutti i nostri dubbi, e con le dita incrociate perchè il livello di risate possa perlomeno eguagliare quello di questa terza, magnifica stagione, con una maggiore visibilità per tutti i personaggi.


giovedì 26 agosto 2010

Uncharted 2: Among Thieves (Naughty Dog, 2007)


Quanto, negli ultimi anni, il cinema si è avvicinato ai videogiochi? Parecchio direi, visti i numerosi tentativi di trasposizione su celluloide dei nostri beniamini videloudici, con risultati, per usare un garbato eufemismo, demotivanti. E quanto i videogiochi, soprattutto dall'avvento delle console di nuova generazione (che comincia ora ad apparire non tanto nuova), hanno fatto passi verso il cinema? Titoli come Uncharted 2, farebbero esclamare “Parecchi!”. Uncharted 2 è un film.
La storia ritrae nuovamente, dopo il fortunato episodio di “Drake's Fortune”, le gesta di Nathan Drake, stavolta alle prese con il tesoro disperso di Marco Polo, che lo porterà fin sull'Himalaya alla ricerca della misteriosa pietra Cintamani. Al suo seguito, compagni fedeli e altri un po' meno; alle calcagna, un esercito di mercenari comandato dallo spietato Lazarevic.
Storia avvincente, ma niente di che fino a qui. Dove sta la particolarità, quindi? Be, nel fatto che la sceneggiatura (perchè di sceneggiatura ormai parliamo, anche in campo videoludico) sia scritta come Dio comanda (dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi), tanto per cominciare; inoltre, il gioco riesce a spaziare in maniera dignitosa tra i generi più diversi, in un mix di platform, enigmi e sparatutto incredibilmente ben riuscito. Il ritmo è elevatissimo fin dai primi minuti, nei quali si viene calati in medias res proprio al centro dell'azione. Le sequenze d'azione, spesso concatenate fra loro in un continuo susseguirsi di momenti al cardiopalma, sono organizzate benissimo, risultando emozionanti e spettacolari, anche grazie al comparto grafico da antologia. Se infatti mi ritrovo a dire che Uncharted 2 è un maledetto film, è anche perchè il motore grafico viene sfruttato all'inverosimile raggiungendo una qualità media mai vista, sia nelle sequenze di gioco che nei (frequenti) filmati. Incredibile a dirsi, ma i numerosissimi filmati presenti tra una parte e l'altra del gioco non spezzano minimamente il ritmo, riuscendo anzi in alcuni momenti perfino a intensificarlo, e in generale amalgamando molto bene le varie parti del gioco.
Tutti questi elementi portano ad individuare la peculiarità di Uncharted 2 nella sua capacità di essere coinvolgente, al punto che anche le pur piccole carenze del gioco in sede di giocabilità e libertà vengono tranquillamente ignorate, in favore di una visione di insieme più amplia e di quel tocco cinematografico di cui sopra. Certo Uncharted 2 non è un apripista, ma nemmeno è un definitivo punto di arrivo; allo stesso tempo, sarebbe riduttivo definirlo a metà strada nel passaggio di cinematografizzazione del videogame; rimane quindi un decisivo passo su questa via, una perla di gioco che vi lascerà senz'altro soddisfatti.

domenica 22 agosto 2010

Kick-Ass (Matthew Vaughn, 2010)


Ormai coi film sui supereroi ci abbiamo fatto il callo, no? Ci muoviamo più o meno agilmente negli intricati universi immaginari creati dai cari Stan Lee & Co, dico bene? E ciò nonostante, Kick-Ass risulta difficile da approcciare proprio per essere un film di supereroi che non è come gli altri film sui supereroi. Perchè nonostante alcuni passaggi ricalchino in maniera abbastanza fedele (ma comunque con un'impronta ben riconoscibile) gli stilemi dei superhero movie, Kick-Ass affonda le sue radici in territori assolutamente sconosciuti a blockbusteroni come Spiderman e X-Men: la pellicola fonde infatti una storia cupa, violenta e rabbiosa ad un impianto da film "adolescenziale" (di quelli cazzoni, alla "Superbad", per non andare sempre a citare "American Pie"); due elementi in apparenza inaccostabili, che invece contribuiscono in maniera decisiva all'unicità di questo film.
Ogni dettaglio appare riuscito in ogni sua più piccola sfaccettatura, in Kick-Ass, al punto che viene da chiedersi se i risultati sarebbero sempre questi, nel cercare di sdoganare i film cazzoni americani, dotandoli oltre tutto di un budget di tutto rispetto. Le scene d'azione sono spettacolari, girate e montate a rotta di collo con estrema libertà, cosa strana per un film che si propone comunque l'intento di essere un blockbuster. La sceneggiatura non è certo da meno, dimostrandosi matura e capace di dare un ritratto psicologico molto vivido dei personaggi, dei loro timori e dei loro bisogni, esplorando anche gli angoli più bui senza dare nulla per scontato. Il tutto è infine condito da una colonna sonora esplosiva (Prodigy, Primal Scream, Dickies, oltre al felicissimo cameo di Morricone con "Per qualche dollaro in più") e da un cast su cui è perfino difficile esprimersi a parole: dal protagonista Aaron Johnson (qui alla sua prima prova con una produzione importante) al sempre ben voluto Christopher Mintz-Plasse (il McLovin del già sopracitato "Superbad"), dal redento Nicolas "Parrucchino" Cage fino alla vera stella del film, la sorprendente Chloe Moretz, classe 1997, che nei panni di Hit-Girl cattura tutte le luci della ribalta, lasciando agli altri solo le briciole.
Nonostante il film sia uscito ormai quattro mesi fa, ancora non c'è traccia di una distribuzione italiana, anche e soprattutto a causa della censura, che rischierebbe di far passare il film solo con un divieto per i minori di 18 anni. Fatto sta che ad oggi, l'Italia è uno dei pochissimi paesi a non aver distribuito il film. Speriamo che ciò possa accadere in tempi brevi, e speriamo anche che i titolisti e i traduttori possano non snaturare troppo la vera essenza di questo film.
Per concludere, mi sbilancio in un pronostico, e dico che, ad eccezione di Inception (che non ho ancora visto, ma l'hype è talmente alto!), non ci sarà film che a fine anno potrà piazzarsi davanti a Kick-Ass in un'ipotetica classifica. Avete capito bene: film dell'anno, e tutti a casa.