
Stefano Benni dimostra ancora una volta una sensibilità fuori dal comune nel tracciare un perfetto ritratto adolescenziale, con un'attenzione e una comprensione dei fenomeni giovanili che autori con la metà dei suoi anni si sognerebbero. Il tema non è di sicuro nuovo, ma certamente attuale, e la sua profondità è snocciolata tutta dal paragone tra il passaggio dall'innocente età dell'infanzia all'adolescenza e quello dalla rurale, genuina campagna alla fredda e metallica città. E quello che ci salva, quello che Margherita cerca di tenere stretto a sè come un talismano, è quella scintilla di originalità e "stupida genialità" che ci caratterizza, trattenendoci dal baratro dell'omologazione. Una miriade di personaggi riuscitissimi, tipici di Benni, che ci conducono in questo romanzo che ci insegna a crescere ma, soprattutto, a essere ancora bambini.
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