Poche serie hanno significato tanto per il panorama televisivo americano quanto Big Bang Theory, la nerd-serie per eccellenza che nel giro di due stagioni era già riuscita a guadagnarsi lo status di cult e il prolungamento del programma per altre due anni. Ed eccoci quindi alla terza serie, attesissima e carica di aspettative non facili da rispettare. Ciò nonostante, la teoria del Big Bang non delude nemmeno stavolta, seppure gli si possano muovere diverse critiche. L'impianto non si scosta di molto da quello delle due stagioni precedenti, ovvero dalla collisione dell'universo nerdy dei quattro protagonisti, fatto di comics, Klingon, Star Wars, Babylon 5 e quant'altro, con quello più superficiale della vicina Penny (interpretata da una sempre gradita Kaley Cuoco). La novità più rilevante è la tendenza della serie ad essere marcatamente Sheldon-centrica, con ripercussioni positive ma anche negative. Se infatti l'umorismo del personaggio di Sheldon (il sempre più bravo Jim Parsons, premiato con l'Emmy per questa interpretazione) e le situazioni che si vengono a creare intorno a lui sono quanto di più esilarante si possa desiderare, in particolare quando si fa uscire Shelly dal suo standard comico abituale per inserirlo in contesti inusuali, creando un contrasto ovviamente divertente; è però spiacevole notare come questo abbia necessariamente provocato un accantonamento dello sviluppo degli altri personaggi: la storia tra Leonard e Penny, dopo le prime puntate, viene pesantemente messa da parte, così come quella tra Howard e Bernadette, con quest'ultima silurata tutto d'un tratto con gli spettatori che lo scoprono 6 puntate dopo. Ma la vera miniera di gag che rimane un po' in ombra è forse Raj, che a causa di Bernadette perde un po' il ruolo di spalla di Howard e quindi viene per alcune puntate relegato a misero personaggio di contorno.
Stop, fermiamoci qua. Detto così, sembra un disastro. Ma la realtà ci mostra tutt'altro: una serie che sa ancora far ridere a crepapelle, che difficilmente presenta una puntata sotto tono (come invece la mamma How I Met Your Mother, nella quinta serie, ha fatto di frequente) e in ogni situazione, riesce a regalare momenti da antologia del nerdismo. Big Bang Theory è una serie che sa stare in piedi da sola, che riesce a presentare gag e situazioni molto spesso sconosciute alla serie comica americana tipo. Ma, forte della sua unicità, è anche capace di addentrarsi in territori già mille volte esplorati dalla sit-com a stelle e striscie, riuscendo ugualmente a brillare per originalità.
Certo però che un finale più azzeccato avrebbe forse potuto dare migliori speranze e maggior attesa in vista della quarta stagione, invece di uno Sheldon in procinto di uscire con una ragazza che puzza un tantino di salto dello squalo, e lascia in sospeso tutto il resto delle storyline che forse avrebbero meritato una degna conclusione di serie. Rimaniamo quindi abbastanza interdetti, aspettando che la quarta stagione possa sciogliere tutti i nostri dubbi, e con le dita incrociate perchè il livello di risate possa perlomeno eguagliare quello di questa terza, magnifica stagione, con una maggiore visibilità per tutti i personaggi.
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