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lunedì 27 dicembre 2010

2010: A Year In Indie


Eccoci al Classificone più ignorante e incompleto di tutti, dove il materiale era probabilmente troppo per chiunque e la mia competenza in materia rasenta lo zero. Nonostante questo, tanta musica che mi sono divertito un mondo ad ascoltare, che mi ha aperto alcuni orizzonti e me ne ha ricordati altri da cui mi ero un po' allontanato. Gruppi nuovissimi, gruppi vecchiotti che ritornano e gruppi di mezzo che ancora cercano la strada, e forse l'hanno trovata. Insomma, è arrivata la pitchforkata!

Miglior esordio



The Soft Pack - The Soft Pack

Un fulmine a ciel sereno, hanno sparigliato non di poco i miei piani di ascolto, indirizzati verso dischi seriosi che hanno dovuto attendere parecchio, visto il tempo che questi californiani (ex The Muslims) mi hanno portato via. La miglior descrizione di questo album che ho sentito è stata "un disco per quelli che ascoltavano i gruppi giusti negli anni giusti". Che sottintende un sacco di cose, fra cui il fatto che io ho sempre ascoltato gruppi sbagliati negli anni sbagliati.


Premio "Don't Call It a Comeback: Chi Non Muore Si Rivede"



Gorillaz - Plastic Beach

Damon Albarn non si ferma mai, e tra la reunion (seria o meno, non è ancora dato saperlo) dei Blur, un disco prodotto con il solo aiuto di un iPad e il tour per promuovere questo Plastic Beach, potremmo dire che è stato un 2010 come minimo fitto di impegni per quello che sarebbe anche la mente dietro il progetto The Good, The Bad & The Queen. Non saprei collocare questo disco all'interno della sua carriera, ne di quella dei Gorillaz, con un preciso significato. So solo che ne è venuto fuori un altro disco magnifico, grazie a delle grandi ospitate (vedi Snoop Dogg, due Clash, Mos Def, Lou Reed, i De La Soul e tanti altri), a una ricerca del suono sempre attiva e alle solite, potentissime hit (dal primo singolo Stylo alla perla On Melancholy Hill).


Superchunk - Majesty Shredding

Il solito ritorno col botto di uno di quei gruppi da cui te l'aspetti. In fondo, non si chiede tanto. L'attitudine, sempre quella. Le chitarre: pure. Le melodie: volete scherzare? E avanti così


Belle and Sebastian - Write About Love

L'ennesimo rientro con stile, ed una serie di mini documentari dove rispondono alle domande dei fans e suonano i pezzi del nuovo disco, non fanno che nascondere (male) il fatto che i Belle and Sebastian di una volta, mi sembra persino inutile dirlo, non torneranno più. Ciò non di meno, Write About Love è un disco piacevole, ben fatto e più digeribile dell'over-prodotto The Life Pursuit. L'esperienza porta ad alcuni inevitabili picchi, tra cui I Want The World To Stop, una delle migliori canzoni che B&S abbiano scritto da anni, ma la mancanza di varietà e colore porta anche alla routine, e senza poterci fare niente ci accorgiamo che tante canzoni sono riempitivi e non molto altro. Ma poco importa, perchè se anche è legittimo attendersi di più dopo quattro anni di silenzio (se non contiamo il progetto parallelo God Help The Girl), anche a ricevere "solo" questo, non è che ci si sputa sopra.


E ora...Top Ten!


10) Beach House - Teen Dream

Uno dei dischi più belli di quest'anno. "Eggrazzie, sta nella tua classifica". Ma è un pelo più complicato di così. Sta di fatto che mi sono innamorato follemente di queste dieci canzoni pop cesellate magnificamente tra atmosfere sognanti, sinuose e quasi oniriche. Non un pezzo fuori posto, dal singolo che ha dato il nome ad un precedente EP, Zebra, a Norway, passando per Walk In The Park e 10 Mile Stereo. Basta lasciarsi trasportare nel modo fatato creato dai suoni del duo di Baltimore, scoprendoli e riscoprendoli di volta in volta con la genuinità dello sguardo adolescenziale suggerito dal titolo.


9) Caribou - Swim

Trascinato dalle meravigliose Odessa e Sun, un disco destinato a rimanere per la sua infinità varietà, il suo tornado di generi che finisce per inglobare un po' tutto, producendo più che componendo, seguendo sempre la via della sperimentazione ma dando anche spazio a canzoni quasi canoniche. S'intende, per quanto possa essere canonico un pezzo di Caribou, che non è ancora forse arrivato al culmine della sua spinta innovativa, ma che con Swim ha posto un mattone importante.


8) Vampire Weekend - Contra

Dopo l'omonimo debutto che li ha lanciati da subito tra i nomi che contano nell'universo non molto ben definito che va sotto il nome di "indie", ecco che i giovanissimi newyorkesi tornano sulla piazza con un disco che ne è il perfetto successore. Nel senso che qui ritroviamo tutti gli elementi che avevano reso Vampire Weekend un successo: l'Africa e Graceland frullati dentro un contenitore marcatamente pop. Forse mancano dei pezzi che spicchino fino a diventare instant cult come era successo per A-Punk e Oxford Comma, ma il livello è più omogeneo e tutti i pezzi sono mediamente di ottima fattura, musicalmente ma anche per quanto riguarda i testi, aspetto sotto cui Koenig è migliorato sensibilmente. Non un capolavoro, certo, ma aspettando che i nostri siano effettivamente in grado di superarsi, ci metterei la firma per avere un disco del genere ogni paio d'anni.


7) No Age - Everything In Between

Divertentissimo, questo Everything In Between, ma non per questo da non prendere sul serio, vista la gamma di influenze che si possono registrare già soltanto ai primi ascolti. Da un tipo di duo ormai quasi classico, composto da batteria e chitarra, vediamo piombarci addosso ora il punk più infuriato di matrice Ramones, ora un incidere martellante degno dei Velvet Underground, o ancora lo shoegaze di Jesus And Mary Chain, vista la propensione a fondere melodie e rumori assordanti. Visto quanto mi è piaciuto, recupererò al più presto il precedente Nouns. E vi consiglio di fare altrettanto.


6) The National - High Violet

La mia scarsa conoscenza della carriera dei National non mi permette di fare confronti, tracciare percorsi o snocciolare tesi sulla loro musica, perciò mi limiterò a dire che sono contento di averli conosciuti con questo disco, che mi fa come minimo venir voglia di approfondire tutti gli album precedenti che, a quanto leggo, sono tutti più o meno dei fottuti capolavori. Di High Violet posso dire che non c'è nulla fuori posto, produzione imponente e perfetta, tante grandi canzoni, pezzi importanti, che continuerò ad ascoltare ben oltre la fine del 2010.



5) Sufjan Stevens - The Age of Adz

Che Sufjan Stevens fosse un pazzo, ormai l'avevamo capito. Certo però che tutti ci aspettavamo, prima o poi, che arrivasse a fare i dischi che era giusto pretendere dopo una pietra miliare come Illinois. E invece niente. Ma non perchè Sufjan ci giri intorno, rimandando il giorno in cui dovrà prendersi la responsabilità del suo talento facendo questo benedetto disco della vita bis. Lui è chiaramente intenzionato a non seguire la strada che gli è stata tracciata davanti. Lui farà il cazzo che vuole, e noi saremo lì a pendere dalle sue labbra, perchè finchè lo fa così bene, può fare realmente ciò che gli pare. Intendiamoci, The Age of Adz rimane un disco grandioso. Però forse si aspettava qualcosa di appena appena diverso, ecco. Ma è pazzo, lo sappiamo.



4) LCD Soundsystem - This Is Happening

A conti fatti, bastano le dita delle mani, forse addirittura di una sola, per elencare i gruppi che sono riusciti ad avere un impatto pari a quello degli LCD Soundsystem di James Murphy in un arco di tempo così ristretto. E se è vero che questo loro terzo album è destinato ad essere l'ultimo, credeteci, li rimpiangeremo presto.


3) Broken Social Scene - Forgiveness Rock Record

Dico la verità, la prima volta che ho ascoltato la nuova fatica dei Broken Social Scene, non ero rimasto granchè impressionato. I primi ascolti non mi dicevano poi molto, non so. Ce n'è voluto, di tempo, perchè mi convincessi che questo fosse un grande disco. Prima che ingranasse, sono passati mesi. Ma a un certo punto è come se fosse scattato qualcosa. Niente di preciso, solo...tutto mi è quadrato di più in testa, e da allora non ho ancora smesso di ascoltare questo Forgiveness Rock Record. Non è certo una questione istintiva, si capisce, però sono contento di aver dedicato del tempo a questo disco, perchè mi son sentito ripagato. Esprimi un desiderio? Poterli vedere live.



2) Deerhunter - Halcyon Digest

Un disco arrivato (almeno per me, che mi ero perso Microcastle) totalmente in sordina, e che ha sparigliato un sacco le carte in tavola. Essenziale, minimale, che comincia silenzioso con quella Earthquake, finisce per insidiarsi sotto pelle e puoi giurarci che non si stacca più. Bradford Cox è un songwriter straordinario, e lo dimostra in ogni singola canzone. Col talento di uno che i classici li ha studiati a menadito, ma guarda oltre, musicalmente e "liricalmente" (passatemi la traduzione letterale), incarnando il nuovo che avanza inesorabilmente.



1) Arcade Fire - The Suburbs

Già qualche settimana prima dell'uscita, l'hype intorno al terzo disco degli Arcade Fire era tale da designarlo ad Agosto come disco di questo 2010. Poco importa se poi la gente se l'è dimenticato, ha fatto finta di non averlo visto ed è passata oltre. Perchè gli Arcade Fire sono forse il più grande gruppo uscito da "quei cazzo di anni zero", ma non per questo rimarranno confinati lì. Ci seguiranno, e ce li porteremo dietro per un sacco di tempo. Non hanno ancora sbagliato un colpo. Certo, se questo The Suburbs avesse avuto qualche riempitivo (che poi, riempitivo si fa per dire) in meno, sarebbe stato perfetto. La formula è simile a quella di Neon Bible (l'album è meno concept tutt'uno rispetto a Funeral, ma pur sempre molto omogeneo, e contiene diverse potentissime hit), solo che in più i canadesi possono ora vantare una consapevolezza non comune, ben accetta soprattutto quando un gruppo passa dal nulla all'essere tra i più famosi e "spinti" del pianeta. Il disco della maturità. Che dite, basta?

giovedì 9 dicembre 2010

2010: A Year In Videos

Un altro anno è quasi passato, è tempo di bilanci e, cosa più importante, di classificoni. Per chi di noi è abituato al giochino, il tutto diventa poco più di una consuetudine, ma nell'intento di divertirsi sempre e con l'opportunità di scoprire ogni volta qualcosina che c'era sfuggito. Partiamo dalla classifica a cui attribuisco sicuramente meno importanza: quella dei migliori video musicali, più un pretesto per postare questi splendidi video che non una classifica vera e propria, con tutti cri(tici)smi.




Diversi video potevano aspirare a occupare la prima posizione, ma l'esperimento degli Arcade Fire, assieme alla potenza del brano in sè e dell'album, ha reso le cose molto più semplici. Negli ultimi dieci anni ci siamo trovati spesso a urlare al miracolo, vedendo in cose diverse i progetti "senza precedenti" che avrebbero portato alla svolta: bene, questo è uno di quei casi, in cui si cerca chiaramente di passare il limite tra il musicista e il fruitore, scostando il velo spesso ingannatore dell'interattività per arrivare alla vera e propria interazione, almeno emozionale quando non anche fisica. Questo non è un film interattivo, non è un video musicale, è molto di più.



2) Kanye West - Runaway

Secondo per un soffio, Kanye riesce, come ogni volta che mette il muso di fuori, a piazzare il colpo. Perchè tira fuori singoli da un album in cui c'è solo l'imbarazzo della scelta, e cià nonostante il progetto è quanto mai azzeccato, vibrante e imponente, oltre che faraonico come si confà ad un ego come quello di Mr. West (il video non è altro che un cortometraggio di quasi 35 minuti!). Il catchet e la produzione che ci stanno dietro fanno vedere che con i soldi le cose si possono fare, e alla grande. La perfezione stilistica sfiorata. Cos'altro volete che vi dica? Uno ci prova, a odiare Kanye West, ma quando ti combina di queste cose, tu cosa vuoi farci?



3) LCD Soundsystem - Drunk Girls

Alla loro terza (e, temo, ultima) uscita discografica, gli LCD Soundsystem di James Murphy non lasciano nessun dubbio sul merito del loro status di instant cult, e per farlo si servono anche della mano di uno dei videomaker più esperti e talentuosi degli ultimi trent'anni: Spike Jonze, che anche in questo 2010 piazza due piccoli (ma mica tanto) capolavori, tra cui proprio il video di questa "Drunk Girls", in cui c'è tutta l'ispirazione che Murphy si è sempre divertito come un matto a buttare nel calderone, mischiando Bowie e Velvet Underground con l'elettronica più impensabile. Un video, come dire, rappresentativo.



4) Lady Gaga feat. Beyoncé - Telephone

Si potrebbe stare qua per ore a disquisire su Lady Gaga come fenomeno culturale e musicale. Si potrebbe, ma di certo non è questo il luogo e il modo, essendoci gente molto più qualificata di me che riesce in risultati persino peggiori di quelli che potrei raggiungere io, per cui mi limito al mio prima di, per citare Diego Abatantuono, "pisciare fuori dal seminato".



5) Massive Attack - Splitting The Atom

Il ritorno dei Massive Attack non è stato certo dei migliori, nessuno lo nasconderà, tuttavia l'uscita di questo video aveva fatto presagire a tutti qualcosa di grosso. Perchè questa è roba sopraffina. Ipnotico, etereo e drogante come tutti i video e la musica dei Massive Attack. Un gioiello che entra di diritto in un'ipotetica Top 5 dei loro video.


6) M.I.A. - Born Free

La strage dei ginger kids e il discussissimo campione di Ghost Rider, accoppiata video-singolo con pochi pari in questa annata. E lei è sempre lei, un'altra di quelle che appena mettono la testa fuori fanno inevitabilmente parlare di sè.




7) Arcade Fire - The Suburbs

Ed ecco la seconda zampata. Sempre lui, Spike Jonze, in questa piccola perla adolescenziale che dona ad una canzone già importante e meravigliosa un ulteriore motivo di eternità. Per ora ci restano l'epico climax, una corsa in bicicletta col cuore in gola e la pesante certezza che gli Arcade Fire ce li porteremo dietro per tanto, tanto tempo.



8) Flying Lotus - Mmm Hmm

Questo video di FlyLo è già grande di suo, per la magnificenza del tutto e la sottigliezza con cui si sposta continuamente da un piano all'altro della nostra percezione visiva, ma il suo più grande merito è forse quello di rispecchiare appieno la musica del suo autore: una moderna psichedelia, potremmo chiamarla, in cui l'impianto hip-hop quasi "classico" viene stravolto nei modi più svariati non solo dalla congiunzione con l'elettronica, ma anche dalla presenza di elementi kraut che riescono miracolosamente a suonare così pop. E il video segue questo sentiero, inerpicandosi in strade già battute dai capostipiti del videoclip anni Novanta, che vengono però talmente distorte e reinterpretate da ricordare solo vagamente la loro matrice originaria.




9) Kanye West - Power

Un quadro in movimento di novanta secondi. E stiamo ancora qua a parlarne? Non ce n'è, per nessuno. È chiaro, la più grossa sboronata di tutti i tempi. Ma il punto è che lui può permettersele, cose del genere, soprattutto perchè le fa meglio di chiunque altro.



10) Caribou - Odessa

Per quanto mi riguarda, la canzone dell'anno, indipendentemente dal video. Che poi, insomma, si lascia guardare, diciamo così.


11) Broken Social Scene - Meet Me In The Basement

Potente, al passo coi tempi e perfino un pochetto avanti, una roba che non in tanti potevano permettersi, e qualcosa da cui c'è voluto un po' per riprendersi.


12) Janelle Monae feat. Big Boi - Tightrope

Un singolo mostruoso, in apparenza la solita accoppiata rapper maschile-vocalist femminile tira fuori dal cilindro questa autentica bomba, accompagnato da un video di gran classe nonostante l'apparente semplicità, perchè l'illusione di affidarsi unicamente alla coreografia che ci appare inizialmente è bloccata sul nascere, e non possiamo fare altro che lasciarci trasportare da Janelle, che ruba lo schermo a dir poco al pur ingombrante featuring della hit.



13) Vampire Weekend - Giving Up The Gun

RZA, Lil Jon, Jake Gyllenhaal, Joe Jonas. Basterebbe elencare gli ospiti, e avremmo già finito. E invece no, perchè come sempre i Vampire Weekend sorprendono, sfoderando quello che è a conti fatti uno dei loro singoli migliori (e non è poco, essendo loro poco meno che una hit-machine) e affiancandolo a un video a dir poco esilarante. Le facce di Gyllenhaal e Joe Jonas valgono da sole tutta la baracca. Solo al secondo album, eppure già una certezza.



14) Big Boi - Shutterbugg

Terronaggine d'altri tempi nel grandissimo comeback album di Big Boi, la metà più ghettusa e classicamente hip-hop degli Outkast, disciolti o separati in casa non ci è dato sapere. Sta di fatto che questo pezzone, finito pure sulla colonna sonora di NBA 2K11, ha tutto il sapore di alcuni video della band di Atlanta, e ne incarna alcuni pregi in maniera spaventosamente somigliante.


15) Wavves - Post Acid

L'indie-rocker preferito di tutti gli strafatti, ma impossibile per chiunque non amarlo. Quelli riguardanti lui sono probabilmente i migliori aneddoti del 2010, tra cui lo stare assieme con Best Coast, l'aver fatto entrambi un disco con dei gatti in copertina e l'aver preso tutti e due un inventatissimo 8.4 su Pitchfork; o, meglio ancora, l'esser stato beccato in tour in Germania