Eccoci al Classificone più ignorante e incompleto di tutti, dove il materiale era probabilmente troppo per chiunque e la mia competenza in materia rasenta lo zero. Nonostante questo, tanta musica che mi sono divertito un mondo ad ascoltare, che mi ha aperto alcuni orizzonti e me ne ha ricordati altri da cui mi ero un po' allontanato. Gruppi nuovissimi, gruppi vecchiotti che ritornano e gruppi di mezzo che ancora cercano la strada, e forse l'hanno trovata. Insomma, è arrivata la pitchforkata!
Miglior esordio

The Soft Pack - The Soft Pack
Un fulmine a ciel sereno, hanno sparigliato non di poco i miei piani di ascolto, indirizzati verso dischi seriosi che hanno dovuto attendere parecchio, visto il tempo che questi californiani (ex The Muslims) mi hanno portato via. La miglior descrizione di questo album che ho sentito è stata "un disco per quelli che ascoltavano i gruppi giusti negli anni giusti". Che sottintende un sacco di cose, fra cui il fatto che io ho sempre ascoltato gruppi sbagliati negli anni sbagliati.
Premio "Don't Call It a Comeback: Chi Non Muore Si Rivede"

Gorillaz - Plastic Beach
Damon Albarn non si ferma mai, e tra la reunion (seria o meno, non è ancora dato saperlo) dei Blur, un disco prodotto con il solo aiuto di un iPad e il tour per promuovere questo Plastic Beach, potremmo dire che è stato un 2010 come minimo fitto di impegni per quello che sarebbe anche la mente dietro il progetto The Good, The Bad & The Queen. Non saprei collocare questo disco all'interno della sua carriera, ne di quella dei Gorillaz, con un preciso significato. So solo che ne è venuto fuori un altro disco magnifico, grazie a delle grandi ospitate (vedi Snoop Dogg, due Clash, Mos Def, Lou Reed, i De La Soul e tanti altri), a una ricerca del suono sempre attiva e alle solite, potentissime hit (dal primo singolo Stylo alla perla On Melancholy Hill).

Superchunk - Majesty Shredding
Il solito ritorno col botto di uno di quei gruppi da cui te l'aspetti. In fondo, non si chiede tanto. L'attitudine, sempre quella. Le chitarre: pure. Le melodie: volete scherzare? E avanti così

Belle and Sebastian - Write About Love
L'ennesimo rientro con stile, ed una serie di mini documentari dove rispondono alle domande dei fans e suonano i pezzi del nuovo disco, non fanno che nascondere (male) il fatto che i Belle and Sebastian di una volta, mi sembra persino inutile dirlo, non torneranno più. Ciò non di meno, Write About Love è un disco piacevole, ben fatto e più digeribile dell'over-prodotto The Life Pursuit. L'esperienza porta ad alcuni inevitabili picchi, tra cui I Want The World To Stop, una delle migliori canzoni che B&S abbiano scritto da anni, ma la mancanza di varietà e colore porta anche alla routine, e senza poterci fare niente ci accorgiamo che tante canzoni sono riempitivi e non molto altro. Ma poco importa, perchè se anche è legittimo attendersi di più dopo quattro anni di silenzio (se non contiamo il progetto parallelo God Help The Girl), anche a ricevere "solo" questo, non è che ci si sputa sopra.
E ora...Top Ten!

10) Beach House - Teen Dream
Uno dei dischi più belli di quest'anno. "Eggrazzie, sta nella tua classifica". Ma è un pelo più complicato di così. Sta di fatto che mi sono innamorato follemente di queste dieci canzoni pop cesellate magnificamente tra atmosfere sognanti, sinuose e quasi oniriche. Non un pezzo fuori posto, dal singolo che ha dato il nome ad un precedente EP, Zebra, a Norway, passando per Walk In The Park e 10 Mile Stereo. Basta lasciarsi trasportare nel modo fatato creato dai suoni del duo di Baltimore, scoprendoli e riscoprendoli di volta in volta con la genuinità dello sguardo adolescenziale suggerito dal titolo.

9) Caribou - Swim
Trascinato dalle meravigliose Odessa e Sun, un disco destinato a rimanere per la sua infinità varietà, il suo tornado di generi che finisce per inglobare un po' tutto, producendo più che componendo, seguendo sempre la via della sperimentazione ma dando anche spazio a canzoni quasi canoniche. S'intende, per quanto possa essere canonico un pezzo di Caribou, che non è ancora forse arrivato al culmine della sua spinta innovativa, ma che con Swim ha posto un mattone importante.

8) Vampire Weekend - Contra
Dopo l'omonimo debutto che li ha lanciati da subito tra i nomi che contano nell'universo non molto ben definito che va sotto il nome di "indie", ecco che i giovanissimi newyorkesi tornano sulla piazza con un disco che ne è il perfetto successore. Nel senso che qui ritroviamo tutti gli elementi che avevano reso Vampire Weekend un successo: l'Africa e Graceland frullati dentro un contenitore marcatamente pop. Forse mancano dei pezzi che spicchino fino a diventare instant cult come era successo per A-Punk e Oxford Comma, ma il livello è più omogeneo e tutti i pezzi sono mediamente di ottima fattura, musicalmente ma anche per quanto riguarda i testi, aspetto sotto cui Koenig è migliorato sensibilmente. Non un capolavoro, certo, ma aspettando che i nostri siano effettivamente in grado di superarsi, ci metterei la firma per avere un disco del genere ogni paio d'anni.

7) No Age - Everything In Between
Divertentissimo, questo Everything In Between, ma non per questo da non prendere sul serio, vista la gamma di influenze che si possono registrare già soltanto ai primi ascolti. Da un tipo di duo ormai quasi classico, composto da batteria e chitarra, vediamo piombarci addosso ora il punk più infuriato di matrice Ramones, ora un incidere martellante degno dei Velvet Underground, o ancora lo shoegaze di Jesus And Mary Chain, vista la propensione a fondere melodie e rumori assordanti. Visto quanto mi è piaciuto, recupererò al più presto il precedente Nouns. E vi consiglio di fare altrettanto.

6) The National - High Violet
La mia scarsa conoscenza della carriera dei National non mi permette di fare confronti, tracciare percorsi o snocciolare tesi sulla loro musica, perciò mi limiterò a dire che sono contento di averli conosciuti con questo disco, che mi fa come minimo venir voglia di approfondire tutti gli album precedenti che, a quanto leggo, sono tutti più o meno dei fottuti capolavori. Di High Violet posso dire che non c'è nulla fuori posto, produzione imponente e perfetta, tante grandi canzoni, pezzi importanti, che continuerò ad ascoltare ben oltre la fine del 2010.

5) Sufjan Stevens - The Age of Adz
Che Sufjan Stevens fosse un pazzo, ormai l'avevamo capito. Certo però che tutti ci aspettavamo, prima o poi, che arrivasse a fare i dischi che era giusto pretendere dopo una pietra miliare come Illinois. E invece niente. Ma non perchè Sufjan ci giri intorno, rimandando il giorno in cui dovrà prendersi la responsabilità del suo talento facendo questo benedetto disco della vita bis. Lui è chiaramente intenzionato a non seguire la strada che gli è stata tracciata davanti. Lui farà il cazzo che vuole, e noi saremo lì a pendere dalle sue labbra, perchè finchè lo fa così bene, può fare realmente ciò che gli pare. Intendiamoci, The Age of Adz rimane un disco grandioso. Però forse si aspettava qualcosa di appena appena diverso, ecco. Ma è pazzo, lo sappiamo.

4) LCD Soundsystem - This Is Happening
A conti fatti, bastano le dita delle mani, forse addirittura di una sola, per elencare i gruppi che sono riusciti ad avere un impatto pari a quello degli LCD Soundsystem di James Murphy in un arco di tempo così ristretto. E se è vero che questo loro terzo album è destinato ad essere l'ultimo, credeteci, li rimpiangeremo presto.

3) Broken Social Scene - Forgiveness Rock Record
Dico la verità, la prima volta che ho ascoltato la nuova fatica dei Broken Social Scene, non ero rimasto granchè impressionato. I primi ascolti non mi dicevano poi molto, non so. Ce n'è voluto, di tempo, perchè mi convincessi che questo fosse un grande disco. Prima che ingranasse, sono passati mesi. Ma a un certo punto è come se fosse scattato qualcosa. Niente di preciso, solo...tutto mi è quadrato di più in testa, e da allora non ho ancora smesso di ascoltare questo Forgiveness Rock Record. Non è certo una questione istintiva, si capisce, però sono contento di aver dedicato del tempo a questo disco, perchè mi son sentito ripagato. Esprimi un desiderio? Poterli vedere live.

2) Deerhunter - Halcyon Digest
Un disco arrivato (almeno per me, che mi ero perso Microcastle) totalmente in sordina, e che ha sparigliato un sacco le carte in tavola. Essenziale, minimale, che comincia silenzioso con quella Earthquake, finisce per insidiarsi sotto pelle e puoi giurarci che non si stacca più. Bradford Cox è un songwriter straordinario, e lo dimostra in ogni singola canzone. Col talento di uno che i classici li ha studiati a menadito, ma guarda oltre, musicalmente e "liricalmente" (passatemi la traduzione letterale), incarnando il nuovo che avanza inesorabilmente.

1) Arcade Fire - The Suburbs
Già qualche settimana prima dell'uscita, l'hype intorno al terzo disco degli Arcade Fire era tale da designarlo ad Agosto come disco di questo 2010. Poco importa se poi la gente se l'è dimenticato, ha fatto finta di non averlo visto ed è passata oltre. Perchè gli Arcade Fire sono forse il più grande gruppo uscito da "quei cazzo di anni zero", ma non per questo rimarranno confinati lì. Ci seguiranno, e ce li porteremo dietro per un sacco di tempo. Non hanno ancora sbagliato un colpo. Certo, se questo The Suburbs avesse avuto qualche riempitivo (che poi, riempitivo si fa per dire) in meno, sarebbe stato perfetto. La formula è simile a quella di Neon Bible (l'album è meno concept tutt'uno rispetto a Funeral, ma pur sempre molto omogeneo, e contiene diverse potentissime hit), solo che in più i canadesi possono ora vantare una consapevolezza non comune, ben accetta soprattutto quando un gruppo passa dal nulla all'essere tra i più famosi e "spinti" del pianeta. Il disco della maturità. Che dite, basta?
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