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martedì 21 dicembre 2010

2010: A Year in Black

Ho deciso di dividere il classificone dei dischi in due, tra la indiesfera e la negrosfera, un po' per comodità e un po' perchè le classifiche, già poco significative di per sè, avrebbero perso ogni pur piccola valenza dovendo mettere in ordine di gradimento dischi così distanti tra loro per caratteristiche. Ecco quindi che, nei giorni teoricamente più corti e freddi dell'anno, cerchiamo di riscaldarci con un po' della black music che ci ha tenuto compagnia in questi dodici mesi.



10) Drake - Thank Me Later

Il 2010 è stato tante cose, fra cui l'anno dell'esplosione di Drake, che si merita come minimo il titolo di freshman of the year per aver generato intorno a sè un hype così grande, che in molti hanno visto come totalmente ingiustificato e forse a ragione. Detto ciò, il talento del ragazzo è innegabile, e se già così tanti pezzi grossi (Jay-Z, Alicia Keys, Rihanna) vogliono la sua collaborazione significa che ci hanno visto qualcosa. E nonostante la patina e l'autotune siano gli stessi che hanno caratterizzato molti dei rapper tamarri dell'ultimo decennio, questo ragazzo canadese conserva il candore e la semplicità che, così contrarie agli stilemi hip-hop, ricordano il Kanye West dei primissimi tempi. Rapper di livello più che discreto, cantante ottimo e discreto belloccione, si sta prendendo tutto il successo che si è ampiamente meritato, grazie anche alla sua dote più evidente: la versatilità, che gli ha consentito di passare da pezzi con eLZhi, Phonte e Dwele a delle grezzate inaudite, scrivendo nel mezzo dei pezzi per Lil' Wayne. Camaleontico, ma con un'identità già ben definita dopo un solo disco ufficiale. La formula ormai la conosciamo: "...what am I doin'? What am I doin'? Oh yeah that's right, I'm doin' me, I'm doin' me..."


9) Raheem DeVaughn - The Love & War Masterpiece

Un'opera importante, forse un passo addirittura fondamenale nella carriera di Raheem DeVaughn, quest'album. Perchè il nostro, dopo aver già conquistato le classifiche R&B e non solo coi due dischi precedenti, è chiamato a ripetersi e a dare anche qualcosina di più. Obiettivo centrato, direi, e disco della maturità se ce n'è uno. Raheem si muove totalmente a suo agio nelle atmosfere abbastanza varie evocate dalle strumentali su cui di volta in volta si ritrova a cantare, e padroneggia la sua calda voce da soulsinger ad un livello che ricorda, non ho paura di esagerare, quello di Curtis Mayfield.



8) The Foreign Exchange - Authenticity

Alla loro terza prova, i Foreign Exchange si confermano una delle realtà più solide del panorama hip-hop/R&B americano, sfornando questo frullato di tradizione marcatamente black in un contenitore assolutamente moderno. Le macchine e i sintetizzatori di Nicolay vanno a comporre un suono organico nonostante la varietà, e Phonte ci sa stare su a meraviglia, dimostrando di essere uno dei songwriter più sensibili e ispirati d'America, nonchè una delle voci più soulful che si siano sentite da anni.


7) Erykah Badu - New Amerykah Part 2: Return of the Ankh

A distanza di quasi due anni dalla prima parte, Erykah Badu ci propone il secondo capitolo di questo New Amerykah, che non potrebbe essere più differente dal predecessore: il primo era più politicizzato, funk, psichedelico ed elettronico; il secondo, invece, ricalca in maniera più lineare alcune delle opere precedenti della Badu, ritornando ad un approccio intimistico e personale con sullo sfondo atmosfere marcatamente soul. Non il disco eccezionale che si dovrebbe ogni volta attendere da una personalità come quella di Erykah Badu, ma di sicuro quello che fa lo sa fare bene. Sempre.


6) Big Boi - Sir Lucious Left Foot: The Son Of Chico Dusty

Dopo anni di malcelati scazzi, è arrivato il tempo per gli Outkast di prendere le diverse strade che ormai da tempo erano delineati davanti ai due rapper di Atlanta: Big Boi, in particolare, torna a fare quello che sa fare meglio, il Dirty South (non nella sua accezione lilwayniana), richiamando a sè gli Organized Noise e altri produttori familiari per dare forma al suo primo, attesissimo disco solista. Che si rivela essere un prodotto enormemente fresco ma allo stesso tempo elaborato, tamarro il giusto ma senza sconfinare nel mainstream più facilotto, perchè Big Boi riesce a spaziare tra i beat più diversi dandoci la sensazione di sentirsi musicalmente libero come non gli accadeva da tempo. Nonostante l'accoppiata con Andre Benjamin abbia probabilmente fatto la sua fortuna, è probabile che Boi si sentisse un po' limitato da una personalità così eccentrica ed esuberante come quella del suo socio, e quindi non possiamo che applaudire la riuscita di questa prima prova con le proprie gambe, dopo una carriera credo quasi ventennale.



5) Gil Scott-Heron - I'm New Here

Il ritorno sulle scene di Gil Scott-Heron si concretizza in uno dei migliori comeback album degli ultimi dieci anni. Vitale come se non avesse smesso un secondo di scrivere e di "cantare", il poeta dell'Illinois regala una vera e propria gemma di musica nera, un album che affonda le sue radici nel jazz e nel funk più grezzi, ma lo dà quasi per scontato pur di concedersi il tempo di andare a sporcarsi le mani nell'elettronica, nell'ambient e nel dubstep: quello che ne viene fuori è sorprendente, e per quanto l'espressione "mai sentito prima" oggi è quantomeno azzardata, vista la quantità di sperimentazioni musicali tese in ogni direzione, non me ne viene in mente una migliore.



4) Flying Lotus - Cosmogramma

Un disco paradigma dell'hip-hop di questi anni. O almeno di quel tipo di hip-hop a metà tra lo strumentale, il sampling usato come componente protagonista e tanta, tanta sperimentazione. Un genere non genere che accomuna le opere più diverse. Mi piace pensare di poter individuare nel tempo una linea che va da DJ Shadow a FlyLo, da Endtroducing a Cosmogramma, in perfetta continuità. Perchè come l'esordio di DJ Shadow, anche questo è un disco destinato a restare, una svolta che l'hip-hop dovrà assumere come proprio crocevia se ancora vuole interrogarsi su quale direzione prendere, e arrivare a darsi una risposta. Segnatevi questo nome, perchè del nipote di John Coltrane, già accreditato come l'Aphex Twin nero, e del suo genio, ne sentiremo riparlare presto.


3) Black Milk - Album of the Year

Nonostante la giovane età anagrafica, Black Milk ha visto la sua carriera impennarsi in men che non si dica fino a designarlo nuovo re di Detroit, forse l'unico davvero in grado di raccogliere l'eredità di J Dilla. Ma la sua crescita esponenziale non è visibile solo nel modo di produrre, già eccellente nel precedente Tronic e arrivata, se possibile, a livelli ancora più alti, ma anche e soprattutto nel rap: credo di poter dire senza paura di sbagliarmi che non si è mai visto un beatmaker di razza fare dei progressi simili anche nell'mcing. Sul disco c'è poco da dire: Deadly Medley è chiaramente il pezzo rap dell'anno (le strofe di Royce e soprattutto di eLZhi sono roba da antologia), ma andando avanti con gli ascolti si rimane catturati soprattutto da alcuni pezzi particolarmente introspettivi e drammatici, che grazie alla loro non eccessiva cupezza non annoiano mai. Perciò mettiamola così: se alla fine del titolo dell'album, ci fosse stato un bel punto di domanda, la mia risposta, all'epoca del primo ascolto, sarebbe stata immediatamente .



2) The Roots - How I Got Over

Ho ascoltato questo disco, ininterrottamente, per tutta l'estate. E c'è stato un periodo preciso, in cui ho pensato "Questo sarà il mio disco rap dell'anno, e non potrà uscire niente che mi smuova da questa posizione". Sfortunatamente, è uscito qualcosa che c'è riuscito, ma tant'è. Rimane un'opera maestosa, ultimo mattone posto (almeno a quanto si era detto) a conclusione di una gloriosissima carriera tra le più longeve e al contempo dense di qualità della storia della musica hip-hop. In tutti questi anni, i Roots non hanno mai perso due cose: la dignità e la coerenza, che infatti caratterizzano anche questo "How I Got Over", dove le bizzarrie sono molto ridotte, c'è un prepotente ritorno al rap più essenziale (e Black Thought si dimostra uno dei più grandi MC di sempre, troppo sottovalutato per il suo effettivo valore) con giusto qualche spruzzata di funk e soul ad ammorbidire il tutto, in un disco dove le potenziali hit sono tantissime (fai prima a dire i pezzi che non lo sono), gli ospiti sono semplicemente il meglio (Blu, Phonte, John Legend) e il piccolo tributo al compianto J Dilla riesce nonostante tutto a spiccare e portarsi via qualche lacrima. Rimane un monumento alla musica nera tutta, all'integrità di un gruppo che ha saputo cambiare spesso forma ma mantenendo sempre la sua linea, vendendo tanto pur rimanendo con una mentalità che ancora ci ritroviamo a definire "underground"; un gruppo che ha saputo metabolizzare l'esperienza di live band al Late Show di Jimmy Fallon e riconvertirla in un piglio sicuramente nuovo, facendosi carico della voce della nazione nell'altro album dei Roots di quest'anno, quello in combo con John Legend (che si è rivelato un cantante estremamente duttile e dotato non solo vocalmente), intitolato "Wake Up!" e che raccoglie una serie di classici brani della tradizione soul/funk/R&B americana coverizzati per l'occasione dal sopracitato John Legend coi Roots. Insomma, forse non c'era un modo migliore per andarsene lasciando il segno, per ?uestlove e soci.


1) Kanye West - My Beatiful Dark Twisted Fantasy

Parlare di Kanye West non è difficile, è praticamente impossibile. Perchè di un personaggio così complesso, così odioso eppure dotato, con quella spocchia che però si può permettere, cosa vuoi dire? Alla sua quinta uscita ufficiale, l'ex protetto di Jay-Z se ne viene fuori con questo disco che non rivoluziona particolarmente la concezione di rap mainstream che lo stesso West aveva contribuito a creare ed elevare a canone estetico da seguire, ma di sicuro lo porta alle estreme conseguenze: ecco perchè mi trovo a dire che My Beatiful Dark Twisted Fantasy rappresenta il picco più alto che l'hip-hop da classifica abbia mai raggiunto, un conglomerato di canzoni perfette o poco meno, una montagna di hit che una dopo l'altra invaderanno le charts e mangeranno in testa a tutti i 50 Cent e i Lil Wayne di turno; 13 tracce in puro stile Kanye West, prodotte, overprodotte, con quella particolare tendenza ad andare oltre a cui siamo ormai abituati. L'unico motivo per cui questo non dovrebbe essere il disco dell'anno è la copertina, orribile. Ma per il resto non ci possiamo sbagliare: Kanye West ha fatto ancora centro.

giovedì 9 dicembre 2010

2010: A Year In Videos

Un altro anno è quasi passato, è tempo di bilanci e, cosa più importante, di classificoni. Per chi di noi è abituato al giochino, il tutto diventa poco più di una consuetudine, ma nell'intento di divertirsi sempre e con l'opportunità di scoprire ogni volta qualcosina che c'era sfuggito. Partiamo dalla classifica a cui attribuisco sicuramente meno importanza: quella dei migliori video musicali, più un pretesto per postare questi splendidi video che non una classifica vera e propria, con tutti cri(tici)smi.




Diversi video potevano aspirare a occupare la prima posizione, ma l'esperimento degli Arcade Fire, assieme alla potenza del brano in sè e dell'album, ha reso le cose molto più semplici. Negli ultimi dieci anni ci siamo trovati spesso a urlare al miracolo, vedendo in cose diverse i progetti "senza precedenti" che avrebbero portato alla svolta: bene, questo è uno di quei casi, in cui si cerca chiaramente di passare il limite tra il musicista e il fruitore, scostando il velo spesso ingannatore dell'interattività per arrivare alla vera e propria interazione, almeno emozionale quando non anche fisica. Questo non è un film interattivo, non è un video musicale, è molto di più.



2) Kanye West - Runaway

Secondo per un soffio, Kanye riesce, come ogni volta che mette il muso di fuori, a piazzare il colpo. Perchè tira fuori singoli da un album in cui c'è solo l'imbarazzo della scelta, e cià nonostante il progetto è quanto mai azzeccato, vibrante e imponente, oltre che faraonico come si confà ad un ego come quello di Mr. West (il video non è altro che un cortometraggio di quasi 35 minuti!). Il catchet e la produzione che ci stanno dietro fanno vedere che con i soldi le cose si possono fare, e alla grande. La perfezione stilistica sfiorata. Cos'altro volete che vi dica? Uno ci prova, a odiare Kanye West, ma quando ti combina di queste cose, tu cosa vuoi farci?



3) LCD Soundsystem - Drunk Girls

Alla loro terza (e, temo, ultima) uscita discografica, gli LCD Soundsystem di James Murphy non lasciano nessun dubbio sul merito del loro status di instant cult, e per farlo si servono anche della mano di uno dei videomaker più esperti e talentuosi degli ultimi trent'anni: Spike Jonze, che anche in questo 2010 piazza due piccoli (ma mica tanto) capolavori, tra cui proprio il video di questa "Drunk Girls", in cui c'è tutta l'ispirazione che Murphy si è sempre divertito come un matto a buttare nel calderone, mischiando Bowie e Velvet Underground con l'elettronica più impensabile. Un video, come dire, rappresentativo.



4) Lady Gaga feat. Beyoncé - Telephone

Si potrebbe stare qua per ore a disquisire su Lady Gaga come fenomeno culturale e musicale. Si potrebbe, ma di certo non è questo il luogo e il modo, essendoci gente molto più qualificata di me che riesce in risultati persino peggiori di quelli che potrei raggiungere io, per cui mi limito al mio prima di, per citare Diego Abatantuono, "pisciare fuori dal seminato".



5) Massive Attack - Splitting The Atom

Il ritorno dei Massive Attack non è stato certo dei migliori, nessuno lo nasconderà, tuttavia l'uscita di questo video aveva fatto presagire a tutti qualcosa di grosso. Perchè questa è roba sopraffina. Ipnotico, etereo e drogante come tutti i video e la musica dei Massive Attack. Un gioiello che entra di diritto in un'ipotetica Top 5 dei loro video.


6) M.I.A. - Born Free

La strage dei ginger kids e il discussissimo campione di Ghost Rider, accoppiata video-singolo con pochi pari in questa annata. E lei è sempre lei, un'altra di quelle che appena mettono la testa fuori fanno inevitabilmente parlare di sè.




7) Arcade Fire - The Suburbs

Ed ecco la seconda zampata. Sempre lui, Spike Jonze, in questa piccola perla adolescenziale che dona ad una canzone già importante e meravigliosa un ulteriore motivo di eternità. Per ora ci restano l'epico climax, una corsa in bicicletta col cuore in gola e la pesante certezza che gli Arcade Fire ce li porteremo dietro per tanto, tanto tempo.



8) Flying Lotus - Mmm Hmm

Questo video di FlyLo è già grande di suo, per la magnificenza del tutto e la sottigliezza con cui si sposta continuamente da un piano all'altro della nostra percezione visiva, ma il suo più grande merito è forse quello di rispecchiare appieno la musica del suo autore: una moderna psichedelia, potremmo chiamarla, in cui l'impianto hip-hop quasi "classico" viene stravolto nei modi più svariati non solo dalla congiunzione con l'elettronica, ma anche dalla presenza di elementi kraut che riescono miracolosamente a suonare così pop. E il video segue questo sentiero, inerpicandosi in strade già battute dai capostipiti del videoclip anni Novanta, che vengono però talmente distorte e reinterpretate da ricordare solo vagamente la loro matrice originaria.




9) Kanye West - Power

Un quadro in movimento di novanta secondi. E stiamo ancora qua a parlarne? Non ce n'è, per nessuno. È chiaro, la più grossa sboronata di tutti i tempi. Ma il punto è che lui può permettersele, cose del genere, soprattutto perchè le fa meglio di chiunque altro.



10) Caribou - Odessa

Per quanto mi riguarda, la canzone dell'anno, indipendentemente dal video. Che poi, insomma, si lascia guardare, diciamo così.


11) Broken Social Scene - Meet Me In The Basement

Potente, al passo coi tempi e perfino un pochetto avanti, una roba che non in tanti potevano permettersi, e qualcosa da cui c'è voluto un po' per riprendersi.


12) Janelle Monae feat. Big Boi - Tightrope

Un singolo mostruoso, in apparenza la solita accoppiata rapper maschile-vocalist femminile tira fuori dal cilindro questa autentica bomba, accompagnato da un video di gran classe nonostante l'apparente semplicità, perchè l'illusione di affidarsi unicamente alla coreografia che ci appare inizialmente è bloccata sul nascere, e non possiamo fare altro che lasciarci trasportare da Janelle, che ruba lo schermo a dir poco al pur ingombrante featuring della hit.



13) Vampire Weekend - Giving Up The Gun

RZA, Lil Jon, Jake Gyllenhaal, Joe Jonas. Basterebbe elencare gli ospiti, e avremmo già finito. E invece no, perchè come sempre i Vampire Weekend sorprendono, sfoderando quello che è a conti fatti uno dei loro singoli migliori (e non è poco, essendo loro poco meno che una hit-machine) e affiancandolo a un video a dir poco esilarante. Le facce di Gyllenhaal e Joe Jonas valgono da sole tutta la baracca. Solo al secondo album, eppure già una certezza.



14) Big Boi - Shutterbugg

Terronaggine d'altri tempi nel grandissimo comeback album di Big Boi, la metà più ghettusa e classicamente hip-hop degli Outkast, disciolti o separati in casa non ci è dato sapere. Sta di fatto che questo pezzone, finito pure sulla colonna sonora di NBA 2K11, ha tutto il sapore di alcuni video della band di Atlanta, e ne incarna alcuni pregi in maniera spaventosamente somigliante.


15) Wavves - Post Acid

L'indie-rocker preferito di tutti gli strafatti, ma impossibile per chiunque non amarlo. Quelli riguardanti lui sono probabilmente i migliori aneddoti del 2010, tra cui lo stare assieme con Best Coast, l'aver fatto entrambi un disco con dei gatti in copertina e l'aver preso tutti e due un inventatissimo 8.4 su Pitchfork; o, meglio ancora, l'esser stato beccato in tour in Germania