
Da qui in poi, è tutto un susseguirsi di schiacciate incredibili, alley oop ai confini della realtà (spesso i suoi compagni gli passano delle pessime palle, ma lui riesce a inchiodarle ugualmente) e highlights pregevolissimi quali un 360 layup che, finchè lo fa J.R. Smith va bene, ma con uno della stazza di Blake come la mettiamo? Il 17 Gennaio arriva un'altra grande prova di forza, quando l'ormai più chiacchierato schiacciatore della lega, già certo partecipante dello Slam Dunk Contest, dimostra di non essere solo uno schiacciatore di prima grandezza, ma anche un giocatore completissimo: durante un match con gli Indiana Pacers, oltre a catturare 14 rimbalzi per la solita doppia doppia (testa a testa con Kevin Love per il titolo di leader della lega in questa statistica), mette a segno di 47 punti, dei quali solo due arrivati da una schiacciata; è una prova maiuscola che mette finalmente in luce il giocatore nella sua completezza, eccelso giocatore di post con a disposizione power moves spalle a canestro sorprendenti per un secondo anno, ma anche un tiro più che affidabile dalla media e, perchè no, anche dalla lunga distanza. L'hype intorno al prodotto di Oklahoma è tale che i coach della Western Conference lo votano inserendolo tra le riserve dell'Ovest per il match dell'All Star Game: non accadeva dai tempi di Duncan, che un rookie partecipasse alla partita della domenica.
Ed eccoci quindi arrivati al weekend dell'All Star Game, in cui la stella dei Clippers è l'unico giocatore ad essere impegnato in tutti e tre i giorni. Si comincia il venerdì, con il consueto Rookie Game tra i migliori giocatori del primo contro i migliori del secondo, e nonostante a Blake venga concesso un minutaggio limitato (nell'ottica di risparmiarlo per gli impegni che lo attendono per tutto il fine-settimana), è proprio a lui (e all'assistman John Wall, poi nominato MVP della gara) che si deve l'highlight migliore della serata, un bounce alley oop della point guard degli Wizards che Blake Griffin, come ci ha naturalmente abituati, schiaccia inesorabilmente a canestro in reverse.
Ma è ovviamente il sabato il momento della verità, perchè nonostante la completezza che abbiamo potuto ammirare in questa prima parte di regular season, ciò che più risalta agli occhi di tutti sono ovviamente le schiacciate, ed era quindi ovvio aspettarsi una grande performance da parte di Milkshake, come i blogger di Got'EmCoach lo hanno soprannominato. E l'attesa viene ripagata abbondantemente. Lo Slam Dunk non è mai una prova facile, soprattutto per la necessità di sorprendere con qualche invenzione particolare, compito che però Griffin sembra lasciare all'ispirato JaVale McGee, per buttarsi in una vera e propria opera di citazionismo cestistico, scorrendo i migliori annali del Dunk Contest e passando dal 360 alla schiacciata terminata col braccio dentro al canestro fino al gomito, come Vince Carter fece nella gara delle schiacciate del 2000, probabilmente la migliore di ogni tempo. Ma i concorrenti sembrano tenere il passo più che egregiamente, al punto che doverne eliminare subito due è un grosso dispiacere: Ibaka sfodera la schiacciata dalla linea del tiro libero, DeRozan mostra le doti più esplosive tra tutti i partecipanti raggiungendo sicuramente il livello più alto in quanto a bellezza estetica e McGee, da underdog designato, sbatte in faccia a tutti una performance leggendaria per fantasia, ma non meno per atletismo e armonia. In finale con la Snapping Turtle (altro soprannome affibbiato a Griffin per via dell'espressione molte volte assunta durante una schiacciata) ci arriva proprio il centro degli Washington Wizards, che sfodera il suo colpo migliore e lascia tutti senza fiato. Ma a quel punto scatta la magia: sul parquet vengono fatti entrare una Kia Optima e un coro gospel che si mette a intonare le note di I Believe I Can Fly, pezzo di R.Kelly che nella memoria di tutti vuol dire Space Jam. Tutto il pubblico, allo Staples Center e a casa, finisce per trovarsi in una specie di trance evocata dallo speaker-reverendo Kenny Smith. È un attimo, Baron Davis dal tettuccio aperto della macchina alza la palla e Blake Griffin, sorvolando il cofano, la schiaccia per entrare nella leggenda.
Una schiacciata non poi così difficile, hanno detto alcuni. E a ripensarci è forse vero, ma ciò che resta è il momento, il secondo in cui tutto il mondo, incredulo, si è fermato, prima che il Barone esplodesse in un urlo liberatorio e Spike Lee cominciasse a impazzire a bordocampo. Poco importa se forse, in un'ottica più indirizzata verso la creatività, il premio sarebbe dovuto andare nelle mani di McGee. La lega ha visto l'ascesa di Griffin, e agendo come l'azienda che ora di fatto è, non ha fatto altro che agevolarla, schierandosi forse per la prima volta in maniera così esplicita dalla parte di un suo giocatore, aggiungendo un altro importante mattone attorno all'aura mistica di The Quake, alimentata sicuramente dall'aver vinto quello che è stato a conti fatti uno degli Slam Dunk Contest più equilibrati, vari ed intrattenenti della storia dell'All Star Game. A questo punto la strada è tutta spianata per Griffin: certo gli hater aumentano già a dismisura, ma i sostenitori fanno altrettanto, e i Clippers sono ormai la seconda squadra di chiunque (oltre a Milkshake, non dimentichiamoci di Eric Gordon, DeAndre Jordan e, ovviamente, Baron Davis). Era dai tempi di LeBron che non si vedeva un rookie dall'impatto mediatico così forte, ma solo il futuro ci dirà quanto importante sarà stato l'arrivo nella NBA di questo re delle schiacciate. Il potenziale c'è, il tempo pure, so sky's the limit...



