
Con Black Swan, viene a completarsi l'opera di redenzione intrapresa da Darren Aronofsky per farsi perdonare The Fountain, un film che se vi è piaciuto non vi voglio neanche parlare. Fare un film più riuscito di The Wrestler non era facile, ma il regista newyorkese ci riesce alla stragrande, con un progetto arditissimo che più di uno, forse non del tutto a torto, ha paragonato proprio alla sua precedente pellicola per la non eccessiva differenza tra le due "performance art" al centro delle due vicende. In Black Swan, Aronofsky ricrea una New York buia e inquietante, adibita a palco per l'esibizione di un cast insuperabile: da non trascurare le due spalle, la conturbante Mila Kunis e il Re dei facciadaculo Vincent Cassel, ma parliamo soprattutto di lei, Natalie Portman, che si porta già automaticamente a casa una statuetta non tanto per la trasfigurazione fisica e l'immedesimazione per la parte (già di per sè allucinanti), ma per la potenza con cui ha saputo incarnare tutte le nature di questo film. Film che di facce in effetti ne ha un bel po', due soprattutto: l'horror del soprannaturale (notevoli sono le implicazioni della psicologia) e l'ossessiva lotta per qualcosa che finisce per essere una lotta contro noi stessi, i nostri fantasmi e i nostri limiti. In entrambi gli aspetti, Aronofsky si dimostra maestro, dosando alla perfezione gli elementi nei vari casi cospargendo il film di riferimenti più o meno marcati, nonchè di una tensione sempre palpabile, che mantiene vivo l'interesse per l'aspetto horror senza dover compromettere un secondo della velenosa fragilità di questo film, lasciando sempre lo spettatore nel dubbio ma senza dargli alla fine la necessità di capire tutto ciò che gli è passato davanti agli occhi. Ma la bravura dell'Aronofsky regista sta soprattutto nel continuare il suo percorso cinematografico come ha sempre fatto, andando dietro ai personaggi ed entrandogli dentro al punto da non far percepire più quel che c'è intorno: ci sono solo Nina, le sue cicatrici e le sue ossessioni trasposte su un'altra persona, demone antagonista di un cigno bianco sul punto di spalancare le ali da un momento all'altro. La metamorfosi del personaggio segue un corso travagliato, che và di pari passo col parallelismo tra l'opera de
Il Lago dei Cigni e le vicende dei personaggi, intrecciandosi dalla maestosa sequenza iniziale fino alla fine roboante, con la platea in piedi ad applaudire la sua beniamina. Uno dei film dell'anno, posto prenotato nella top ten già a febbraio.
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