
Devo ammettere che, nell'apprendere la notizia che David Fincher avrebbe diretto un film sulla nascita di Facebook, sono rimasto un po' perplesso. Perchè anche se non ho mai nutrito alcun dubbio sulle qualità artistiche di Fincher, il progetto si presentava alquanto difficile soprattutto per la sua natura apparentemente poco "filmabile". E invece si rimane ancora una volta abbagliati davanti alla lezione di cinema del regista di "Se7en" e "Fight Club", che compie un'operazione che definire è complessa è riduttivo: raccontare una storia che, non fosse per l'eco che Facebook ha avuto dal momento della sua creazione ad oggi (e per le quantità di denaro che ha spostato), sarebbe rimasta profondamente impopolare, circondata da un'aura nerd che ha decisamente poco a che fare con la coolness che anche su Facebook ha poi preso il sopravvento. Ma la sottile operazione di Fincher cerca inoltre di smontare l'alone mefistofelico che aleggia attorno alla figura del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (il classico nerd sfigato e invidioso, oltre che cafone e un po' opportunista), mostrandola come l'ennesimo prodotto corrotto dalla società americana, dalla sua avidità e dalla sua ossessione per la competizione. Zuckerberg è un ragazzo con evidenti problemi di socialità che ha inventato un sito dove 500 milioni di persone possano conoscersi e farsi i cazzi altrui, e Fincher vuole chiaramente usarlo come metafora vivente di un'intera generazione emozionalmente disagiata, che chiede amicizie a destra e a manca ma non sa relazionarsi con gli altri, presente online ma totalmente assente dai posti dove la vita si vive per davvero.
Il racconto parte dai due estremi narrativi: da una parte, l'ormai leggendaria rottura tra Zuckerberg e la sua ragazza, che darà inizio al tornado emotivo con conseguente creazione, in una sola notte, del sito noto come FaceMash; dall'altra, la testimonianza nei processi per le cause milionarie intentategli per furto intellettuale e per truffa. Da qui, la vicenda tutto sommato classica viene dipanata seguendo un percorso irregolare, non solo per la continua alternanza presente-passato, ma anche per la volontà di Fincher di raccontarci la rivoluzione ponendo in contrasto le vicende personali proprio con i mezzi della rivoluzione, pur dando sempre la precedenza alle prime nell'intento di farci percepire come il motore dell'azione umana rimanga sempre l'emozione, e nella fattispecie l'orgoglio mille volte ferito di Zuckerberg (interpretato da un eccezionale Jesse Eisenberg, che dopo le commoventi prove di Adventureland e Zombieland, qui si supera per entrare nell'Olimpo che di diritto gli spetta, tra gli attori più emergenti del cinema americano), da cui partirà incredibilmente la stessa creazione di Facebook. Fincher non ci lascia un secondo per riflettere, tenendo alto il ritmo e dando fluidità al susseguirsi degli avvenimenti: questa macchina del cinema, una volta innescata, non può più essere fermata se non dall'esaurirsi degli eventi stessi; e ormai Fincher non si nasconde più, sa di essere fra i grandi e di poter lottare ad armi pari, dopo aver azzeccato il secondo capolavoro hollywoodiano (dopo l'epopea de Il Curioso Caso di Benjamin Button) nella speranza che una statuetta arrivi a coronare la sua carriera. Per puntare così in alto, si è servito di una produzione assolutamente all'altezza, di un cast semplicemente perfetto, dell'amato Aaron Sorkin (quello di Studio 60 on the Sunset Strip) alla sceneggiatura e, infine, della collaborazione di Trent Reznor (aka Nine Inch Nails) per la colonna sonora. Di questo meraviglioso lavoro, quello che ci rimane è un film il cui valore non realizziamo ancora interamente, ma che fra qualche anno, ne sono certo, sarà visto come uno dei capisaldi assoluti del biopic, nuova linfa vitale per un genere comunque mai in crisi. Non che ci sia nulla di così estremamente rivoluzionario in The Social Network, ma il tutto è orchestrato troppo bene, dosato a dovere, con un rigore e una precisione stilistica d'altri tempi che regalano, già da sole, svariate scene memorabili: dalla già citata rottura alla creazione di FaceMash, dal convegno con ospite Bill Gates all'incontro col creatore di Napster, Sean Parker (un ammaliante e sorprendente Justin Timberlake), dalla Henley Royal Regatta al raggiungimento del milione di utenti (e alla contemporanea rottura con l'unico amico nonchè co-fondatore del social network, Eduardo Saverin, a cui presta il volto quell'Andrew Garfield presto sugli schermi con il reboot di Spiderman), fino alla struggente conclusione in cui un affranto Zuckerberg è solo col suo computer e i suoi biglietti da visita, davanti al profilo Facebook della sua ex fidanzata, sperando che il continuo refresh gli riveli che la sua richiesta d'amicizia è stata accettata.
Hai uno stile di scrittura a dir poco COINVOLGENTE!!! ;)
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