Ed è proprio da ciò che di buono Boris 3 aveva fatto che questo film riparte. Innanzitutto dalla satira che, fattasi sempre più nera e disillusa, per deridere il cinema italiano si prende gioco dell'Italia e viceversa, a volte in maniera sottile, a volte meno. Ma la grande continuità con la serie è percebile soprattutto nel proseguo della storyline di Renè Ferretti, sempre più al centro della serie come protagonista, e meno come personaggio principale di un racconto (che rimane comunque) corale. Il solo Renè rimane a fare da baluardo di una consapevolezza che, pur dovendo sottostare a tanti compromessi (perchè d'arte, nel nostro paese, non ci puoi campare), continua a resistere e a lottare sotto traccia, tesa verso un'opera finalmente apprezzabile che non arriverà mai. Volendo estendere questo spirito di continuità all'opera tutta, per individuare il maggior pregio di Boris si potrebbe arrivare a dire che non c'è alcuna differenza tra il film e la serie. Nel senso che entrambi compiono il loro dovere egregiamente, pur parlando linguaggi in realtà così distanti (per questo lo sbarco della serie al cinema poteva destare qualche preoccupazione, puntualmente fugata), completandosi egregiamente a vicenda, restituendo tutto l'apparato della serie nel film in una specie di "stagione condensata", dove ritroviamo quasi tutti i personaggi ma senza cameo forzati o apparizioni insensate; tutto è calibrato alla perfezione grazie ad un cast sempre più affiatato e coeso ma soprattutto ad una regia che, affidata alle stesse mani che curano la sceneggiatura, finisce per diventare strumento della scrittura stessa, formando un connubbio imprevedibile. Connubbio frutto soprattutto del talento smisurato delle persone coinvolte, unito alla loro capacità di capire le responsabilità che questo film si portava sulle spalle (per via del culto di cui sopra), ma anche di sfruttare la più grande opportunità che un'operazione del genere poteva portare: quella di spiegare che il cinema italiano vive ancora, seppur di momenti sporadici, e che non è con l'ostinata seriosità e l'impegno civile/sociale a tutti i costi che si contrasta l'imperante burinaggine del cinema italiano; si tratta, come sempre, di individuare la giusta via di mezzo, tra la commedia caciarona e la satira velenosa. E Boris c'è riuscito, ancora una volta, alla grande.

Genio!
Nessun commento:
Posta un commento